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L'aggressione a Daisy Osakue e i giochi sull'Ilva. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

30 Luglio 2018 alle 18:39

L'aggressione a Daisy Osakue e i giochi sull'Ilva. Di cosa parlare a cena

Il tavolo del Mise sull'Ilva, con Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Il sospetto ladruncolo inseguito e ucciso (ben lontano dal luogo del presunto tentativo di furto), l'atleta Daisy Osakue colpita con un uovo a un occhio, con danni alla cornea e appuntamenti sportivi (con la maglia della nazionale e l'inno di Mameli) saltati, i tanti casi recenti di aggressioni ai danni di italiani di origine africana, come la giovane promessa del lancio del disco, o di migranti africani in Italia. Fermi tutti, mentre dal governo arriva tutt'altro, servirebbero parole, atti e decisioni da statisti. Lo fa solo il presidente Sergio Mattarella, ma non può superare i suoi limiti istituzionali. Per condurre la battaglia culturale, che altro non è, ovvero il contrasto alla narrazione puramente e semplicemente anti-immigrati, servirebbe una politica, anche di opposizione, molto forte. Talmente forte da potersi permettere di evitare pistolotti e luoghi comuni, e stroncare il razzismo con argomenti liberali, ragionevoli, comprensibili.

 

I dati reali poi vanno sempre ricordati.

 


 

Può esserci una casualità nel fatto di Torino, perché effettivamente questi "lanciatori di uova" erano stati già segnalati e avevano già colpito due volte senza alcuna implicazione razzista. Ma molte cose fanno pensare che per questa loro terza azione abbiano scelto volutamente, e quindi con motivazioni razziste, l'atleta della nazionale.

 


 

Interessante notare che non tutti i leghisti vogliono minimizzare, fare spallucce, indicare altri problemi, spostare responsabilità altrove, ma alcuni di loro, e anche in posizioni di massimo rilievo come Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, non nascondono il problema del razzismo nella nostra società.

 


 

E Matteo Salvini che dice? Come si schiera il ministro dell'Interno e quindi garante finale dell'ordine e della libertà di ogni persona nel nostro paese? La vuotezza e il classico sviamento della sua (non) presa di posizione vengono messi in evidenza da Claudio Cerasa.

 


  

Il gioco di Luigi Di Maio sull'Ilva è fatto di rilanci verso Mittal senza fissare con chiarezza obiettivi e scadenze. Forse serve ad arrivare alla vendita dando però l'impressione, a chi ha votato 5 stelle perché lo stabilimento venisse chiuso, di aver fatto il possibile per migliorare le condizioni ambientali del contratto. E a chi invece voleva mantenuta in attività tutta la baraonda intorno al tavolo servirà a dare la sensazione di aver ottenuto il massimo possibile per l'occupazione. Doppia strategia con carpiato e salto mortale, mentre la situazione reale, proprio a causa dell'allungamento dei tempi, starebbe peggiorando. Lo riferisce Marco Bentivogli della Fim, dopo aver gentilmente partecipato all'inutile tavolo (alla fine il ministro ha detto a tutti di mandare indicazioni via e-mail).

 


 

Carlo Calenda riconosce i miglioramenti ottenuti ma teme il metodo Raggi.

 


  

Altre strategie per perdere tempo, facendo finta di essere campioni dell'ascolto e grandi negoziatori, è quella messa in atto da Di Maio e Danilo Toninelli sulla Tav. Ora va molto l'idea del referendum, ma non è chiaro (essendo la Tav di interesse nazionale, così come il Brennero non è più solo affare di altoatesini e veneti) come si potrebbe costituire il corpo elettorale di quel referendum. I piemontesi soli possono decidere di un'opera che darebbe forte spinta ai porti liguri? E gli emiliani perché trascurarli? E gli esportatori sardi o siciliani non ne avrebbero vantaggi? E gli importatori, perché non dovrebbero avere voce in capitolo? Se passasse l'idea per cui le infrastrutture di trasporto sono di pertinenza esclusiva del territorio su cui insistono torneremmo alla logica del fiorino di Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere.

 

Le nomine alle Ferrovie. Meglio della Rai, certo, ma a quanto si sa internamente il nuovo ad non è ancora stato messo alla prova sulle grandi strategie del gruppo e in più ora dovrà vedersela con un mandato molto influenzato dalla visione ideologica dei 5 stelle e dalla retorica che vorrebbe contrapporre gli investimenti sul trasporto locale e regionali a quelli per le Frecce, una stupidaggine, ovviamente, ma che potrebbe fare danni.

 

Il casino sulla Rai si fa ancora più complicato. Perché da parte di Silvio Berlusconi e di Forza Italia sembra al momento perfino aumentare l'inclinazione a votare "no" sul nome di Marcello Foa. Aprendo quindi un evidente scontro politico con la Lega di Matteo Salvini. Ma proprio le nomine ferroviarie appena viste mostrano che, pur non trovando sempre nomi fortissimi, è possibile pescare tra una nutrita schiera di dirigenti in grado di almeno provare a mandare avanti le grandi aziende di stato. Con la Rai, invece, si è scelto un nome così caratterizzato da battaglie più che discutibili da renderlo indigesto, senza contare che lo si è imposto senza neanche chiedere un parere. Oggi appunti, in vista dello showdown di mercoledì in una commissione di vigilanza Rai dapprima considerata poco importante, per effetto della riforma, e ora diventata improvvisamente il baricentro della politica italiana.

 

Intanto parte il decreto di Di Maio in aula e si comincia a ragionare sulla manovra, fonte di prevedibili contrasti settembrini.


  

Negli Stati Uniti comincia il processo su staff elettorale di Donald Trump e influenze elettorali russe.

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