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Martina contro Renzi e Trump contro l'Europa. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

30 Aprile 2018 alle 18:02

Martina contro Renzi e Trump contro l'Europa. Di cosa parlare a cena

Maurizio Martina (foto LaPresse)

Parlate di elezioni, di quelle calde calde e di quelle evocate o minacciate. Il Friuli Venezia Giulia ci dà lo spunto iniziale, con numeri da choc per i 5 stelle, una sconfitta non drammatica per il Pd, una vittoria netta per il centrodestra, all'interno della quale, mentre Forza Italia tiene e Fratelli d'Italia sale un pochino, è la Lega a fare un pienone (a giudicare così all'impronta potrebbe anche essere che qualche voto populista a 5 stelle sia diventato populista in salsa leghista, mentre devono esserci stati anche spostamenti rilevanti tra il fronte dell'astensione e il voto per il partito di Matteo Salvini). E la Lega si aggiudica anche il comune di Udine, città colta e gentile, con tradizione moderata e di sinistra, e città in cui le politiche pubbliche hanno funzionato sufficientemente bene.

  

Ma appunto il passaggio dei 5 stelle da più del 24 per cento alle politiche dal 4 marzo a meno del 12 per cento alle regionali e amministrative del 29 aprile è una cosa mai vista e interrogherà le competenze di politologi e studiosi dei flussi elettorali. Mentre il senso nazionale del voto è presentato così da Matteo Salvini.

 


 

Attenzione, però, non inebriatevi delle vittorie elettorali, verrebbe da dire, ma cercate qualche vittoria politica, e quelle sono merce un po' più rara. Salvini sarà pure l'Asso di Bastoni o il Re di Cuori che irride il 2 di Picche ma politicamente cosa porta a casa? Intanto è la carta meno ambita del mazzo, appunto Luigi Di Maio, a tentare una sortita da vedere come disperata o come quasi eversiva. Il capo politico intima, da par suo, che si voti in giugno. Fantastico, meraviglioso, ma si può (ci sono diverse norme contro questa possibilità)? E soprattutto chi gli va dietro? Insomma, sembra una scelta tutta tattica, già da campagna elettorale, per poter dire che ai 5 stelle è stata negata la possibilità di chiedere il giudizio degli elettori.

 

Lo scossone è generale, tra i 5 stelle tocca a Beppe Grillo una difesa (di fronte a certe difese uno preferirebbe le offese) di Luigi Di Maio con cui si dice che il povero ex steward è bersagliato da tutti perché troppo entusiasta.

 

Tra i democratici più che il voto in FVG è, pensate un po', il post-Renzi da Fazio a far litigare. Una parte del Pd si è sentita scavalcata, messa in un angolo, verrebbe da dire rottamata, con la sortita strategica anti accordo coi grillini lanciata in tv dall'ex segretario. E allora Maurizio Martina si arrabbia, ma David Allegranti ci fa stare coi piedi per terra.

 


 

Ma il governo possibile come ne esce? Stiamo parlando di quello immaginato dal Foglio, con compiti definiti nella ridefinizione delle regole elettorali e negli equilibri del potere. Da una parte viene frenato dalla crescita di Salvini, dall'altra viene rafforzato con la discussione tra i democratici e la tenuta di Forza Italia. In giro è tutto un parlare di elezioni, ma quella possibilità non è sparita. 

  

Intanto, sempre seguendo le indicazioni lessicali di Giuliano Ferrara ecco che si avvicina la possibilità che a Donald Trump venga comminato il Nobel per la pace.

  

E sempre Trump però cerca un po' la lite con l'Europa.

 

Mentre siete a cena, e anche dopo, tenete alta l'attenzione sulla possibile mossa israeliana nello scacchiere libico per contrastare la testa di ponte di uomini fedeli all'Iran e molto pericolosi per la sicurezza di Israele.

 

Questa newsletter si associa alla campagna fogliante in difesa del ruolo arbitrale e quindi tronca sul nascere qualunque tentativo di discussione polemica, anche a cena, sui recenti fatti calcistici

 

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