Una delle opere della mostra dedicata a Calvino durante la visita di Mattaerella - foto Ansa

L'esperienza

La favolosa mostra dedicata a Calvino vi farà tornare ragazzini

Antonio Pascale

Alle scuderie del Quirinale a Roma, l'esposizione che celebra l'autore incanta gli studenti e fa sentire tutti i giovani baroni rampanti. Non a caso, si chiama "Favoloso Calvino"

Sono andato a vedere “Favoloso Calvino” alle scuderie del Quirinale e mi sono infastidito subito per le scolaresche. Tutti ’sti ragazzi (sia medie sia licei) infagottati, zaini e giubbotti enormi, vocianti. Al solito, professori che obbligano i ragazzi a vedere le mostre. Vabbè, pensieri così, ma i ragazzi, prima di entrare, liberati dagli abiti, si sono alleggeriti. Il tono di voce, via via che percorrevano le scale d’ingresso si è prima abbassato poi spento del tutto non appena entrati nella prima sala, dove è esposta l’opera di Eva Jospin, un bellissimo intreccio di alberi, una foresta con tutte le ombre, le fascinazioni, le ramificazioni e le connessioni. L’opera è un omaggio alla poetica di Calvino, un po’ perché rinvia a questioni ecologiche, di cui Calvino ha parlato ante litteram, ma anche perché, se uno volesse spiegare, appunto a dei ragazzini, con un’immagine la poetica di Calvino, allora che c’è di meglio di un albero? Metti il Barone rampante, prendi le ramificazioni del Castello dei destini incrociati o la descrizione dell’albero messicano del Tule, un vero enigma botanico, simbolo del mondo stesso per Calvino, vista la circonferenza dell’albero (36 metri), con le “radici che salgono verso l’alto, segmenti di ramo diventati tronco, segmenti di tronco nati dalla gemma di un ramo”. 

Insomma, già nella prima sala i ragazzi erano cambiati. Incuriositi dalle radici di Calvino, chi erano i suoi genitori (Eva Mameli, botanica, Mario Calvino, agronomo tropicale)? Cosa pensava Calvino del lavoro dei suoi genitori? “Il sapere dei miei genitori convergeva sul regno vegetale, le sue meraviglie e virtù, io attratto da un’altra vegetazione, quella delle frasi scritte, voltai le spalle a quanto essi m’avrebbero potuto insegnare; ma la sapienza dell’umano mi restò ugualmente estranea”. Le scolaresche si erano trasformate, incredibile: guardavano le teche, le descrizioni, ascoltavano le guide. E mentre tutto questo accadeva, mentre le scolaresche si disponevano in trame disordinate ma significative, è accaduto qualcosa di favoloso: sono tornato anch’io ragazzino, ma proprio nel corpo, eh. Perché questa bellissima, originale mostra, in pratica un viaggio nell’arte per capire il pensiero di Calvino e un viaggio nel pensiero di Calvino per capire come vedeva e rappresentava il mondo, questa mostra ti ringiovanisce! Via via, stanza dopo stanza, alimenta le connessioni. Le stanze e le opere raccontano le avventure di Calvino partigiano, nascosto dietro a un cespuglio, lo si segue nei suoi esordi, con le favole italiane e le fiabe romanzate, come il Barone rampante e il Visconte dimezzato – raccontato fra l’altro dalle guide alle scolaresche accovacciate in semicerchio, tutte concentrante sugli appunti (sì, prendevano appunti), ragazze e ragazzi che facevano pure le domande su Cosimo, sul perché non vuole più toccare la terra però accetta l’acqua che comunque forma la terra. 

Seguendo la poetica di Calvino stanza dopo stanza, fino ai romanzi sperimentali, nei quali cominciò a ragionare sulla scomparsa della figura dell’autore, dopo questo percorso, ti rendi conto che essere ragazzini significa scegliere un punto di vista saldo e cercare connessioni diverse per ampliare quel punto di vista. Perché poi tutto si compie in pochi versi: “Avevamo vent’anni e oltre il ponte, oltre il ponte che è in mano nemica vedevamo l’altra riva, la vita, tutto il bene del mondo oltre il ponte. Tutto il male avevamo di fronte, tutto il bene avevamo nel cuore, a vent’anni la vita è oltre il ponte, oltre il fuoco comincia l’amore”.

Questa mostra ha qualcosa di favoloso, vi fa tornare ragazzi, quando salivate sugli alberi e pensavate di non tornare più, quando siete scesi e avete trovato il mondo non così riconoscibile e allora, con tutto il cuore, avete cercato strumenti diversi, magari mescolando le carte ma solo per capire che forma ha il mondo, perché poi, il rischio è uno solo: i pregiudizi possono diventare delle costanti, universali di cui è difficili liberarsi, le semplificazioni diventano rassicurazioni coatte e alla fine o si resta dietro il ponte a giudicare o si cerca la connessione con la foresta, cioè il paesaggio che ci costruisce, che costruiamo,  che ci intrappola o ci libera. A seconda del cuore e della vita che mettiamo nell’arte della conoscenza. Che dire alla fine della mostra? Che l’età media del mondo avanza, noi invecchiamo, ma a volte, inaspettatamente, accadono come a Calvino, cose favolose.

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