(foto Wikipedia)

le mani sulla città

Le voci di un'offerta di Arnault sulla Casa degli Atellani preoccupano Milano

Fabiana Giacomotti

Il timore che anche per uno dei pochi gioielli rinascimentali del capoluogo meneghino si profili un destino simile a quello della Punta della Dogana è fonte di ansia e di una malcelata frustrazione fra i milanesi. E intanto il ministero dei Beni culturali punta a estendere la garanzia sull'edificio

Dal ministero dei Beni Culturali lasciano trasparire che gli investimenti in corso in beni immobiliari di pregio in Italia da parte di Bernard Arnault ammontino attualmente a circa 900 milioni, benché nessuno di questi preveda progetti di restauro o culturali rilevanti. Ma non ci sono dubbi che mettere le mani anche sulla Casa degli Atellani, uno dei pochi gioielli rinascimentali di Milano, immobile identitario per la città, da oltre un secolo di proprietà degli eredi delle famiglie Conti e Portaluppi, che ne curò l’ultimo restauro importante negli anni Venti del Novecento, sarà meno facile di quanto creda. Anche perché, dopo le notizie sulle trattative in corso fra su una possibile cessione, ieri mattina il ministero ha immediatamente interpellato la sovrintendenza lombarda per capire se e in quale modo estendere il vincolo di tutela, che attualmente riguarda una parte dell’edificio e del giardino (Il Foglio ha avuto modo di consultare i mappali) e che venne apposto negli Anni Cinquanta del Novecento, possa essere esteso anche alla parte restante, e alla annessa parte del giardino e filari denominata “Vigna di Leonardo” (il duca di Milano gliene fece dono alla fine del Quattrocento, nel testamento Leonardo ne faceva dono al suo primo assistente, il Salai e al suo servitore Batista de Vilanis), che dagli anni dell’Expo è mèta di decine di migliaia di visite all’anno grazie a un progetto di ricostruzione di esperti e accademici: è l’unica vigna al mondo ancora esistente in una metropoli.

 

Il timore che anche per la Casa degli Atellani si profili un destino simile a quello della Punta della Dogana, certo meravigliosamente restaurata, ma anche patrimonio privato dei Pinault, è fonte di ansia e di una malcelata frustrazione fra i milanesi. Nonostante le notizie diffuse e filtrate, tutte straordinariamente e incredibilmente plaudenti (Piero Maranghi, diversamente dalle voci circolate in questi giorni, non è coinvolto e non partecipa a questa trattativa), l’immobile non è comunque ancora stato venduto; anche perché, nel caso, il ministero che ne tutela appunto una parte dovrebbe aver già ricevuto una comunicazione ufficiale, e questo non è avvenuto, e in ogni caso godrebbe di un diritto di prelazione. E’ insomma evidente che la trattativa sia ancora ai termini preliminari. E che dunque vi sia spazio per un intervento che tuteli i diritti di tutti, compreso quello italiano di non vedersi privare, senza un progetto noto e condivisibile, di un bene prezioso. “Con gli uffici del ministero stiamo ricostruendo la vicenda relativa all’acquisto, riportata dai media”, dice il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni.  “Valuteremo se vi siano i presupposti per l’estensione del vincolo. I margini di intervento del ministero saranno oggetto di un attento studio affinché questo straordinario patrimonio venga valorizzato e tutelato al meglio”. Questo, con ogni probabilità, comporterebbe ulteriori finanziamenti da parte dello stato: oltre ad essere affittato non di rado per eventi, ancorché selezionati e “carini” nella logica milanese del termine (pochi giorni fa vi ha festeggiato il Natale la designer americana JJ Martin con il suo team), sei appartamenti del palazzetto, che si affaccia su corso Magenta, di fronte alla Basilica di santa Maria delle Grazie, sono infatti anche disponibili per affitti temporanei. Identitaria certamente, la Casa degli Atellani, ma anche costosa da gestire e mantenere anche per via dei vincoli. E forse questa ventilata cessione è una richiesta di aiuto.

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