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Vivere, scegliere, cambiare

La volta buona. Mario Calabresi è la serietà del bene

Maurizio Crippa

Quattordici storie intime e decisive, preziose: "Scegliere da che parte stare, scegliere con chi stare, scegliere di testimoniare, scegliere di allungare una mano”

Il cercatore di storie è un’attitudine prima che un’attività, diversa dall’essere semplicemente un giornalista, anche un bravo giornalista, presuppone un “coraggio di scegliere”. L’attitudine del raccoglitore di storie consiste prima nel cercarle, quelle che si fanno compagnia una di fianco all’altra, o una opposta all’altra, con fili sottili. Poi serve un’altra attitudine: che un po’ è il pudore di stare un passo indietro, e un po’ il talento umano di entrarci nel vivo, di farsene toccare.

 

C’è probabilmente più di un motivo se da tempo Mario Calabresi ha sviluppato questa attitudine di cercatore di storie. E qualcosa c’entrerà anche con la sua attuale attività di editore di podcast. Comunque sia, queste quattordici storie, questa ventina di personaggi che ci vivono dentro e che compongono il suo nuovo libro sono perle di vetro di una collana infilata con cura. “Una volta sola - Storie di chi ha avuto il coraggio di scegliere” (Strade Blu Mondadori) è un progetto più ambizioso di quello che potrebbe apparire. Perché ci sono istanti o situazioni, possono essere frutto del caso o della necessità, di un battito d’ali di libertà, che fanno della vita delle persone qualcosa di diverso. Decisioni che cambiano, spesso in bene; o che a volte permettono di vivere con grande forza un dolore. Scelte personali, capaci di toccare anche gli altri.

   
Lo spunto per Calabresi è stato il Covid, quel lungo periodo in cui abbiamo tutti intuito, almeno un po’, il valore più profondo delle cose, degli affetti, delle scelte. Si è messo alla ricerca di storie di questo tipo, non per forza legate al Covid. Altre invece hanno raggiunto lui. Come la prima, “Rachele”. Una giovane vicina di casa, una conoscenza d’ascensore, finché un giorno lei gli manda un messaggio: tra poco una malattia la porterà via e vorrebbe lasciare un libro, il suo racconto, ai figli piccoli che potranno leggerlo quando cresceranno. Mi aiuti? Lunghi vocali da trascrivere, ricucire, la tenacia e persino l’ironia, “ogni momento lo voglio vivere e lo devo vivere al massimo”. L’urgenza di lasciare una memoria diventa il più ricco dei regali.

  

O la storia di Franco che da anni assisteva Adriana, la moglie che l’Alzheimer aveva portato lontano, ma non da lui. Era in una Rsa, arriva il Covid. Lui decide in un istante di farsi ricoverare con lei: perché senza di lui lei si lascerebbe morire. Hanno vissuto due anni insieme, in questa “prigione” fatta d’amore e di un linguaggio tutto loro. “Il tempo che abbiamo è limitato e prezioso e la possibilità di scegliere è una delle cose che dovremmo avere più care. Scegliere da che parte stare, scegliere con chi stare, scegliere di testimoniare, scegliere di allungare una mano”, scrive Calabresi. Tre indizi fanno un’ipotesi, tre incontri gli hanno fatto scoprire che il Covid ha aperto un flusso ininterrotto di argentini di origine italiana che chiedono la cittadinanza per tornare qui. La storia della famiglia di Camila e Maurizio nasce per caso, dal passaporto del nonno mai conosciuto.

   

Diventa scelta di cambiare vita, coi figli e tutto. O il bivio tra il bene il male, nella storia scoperta per caso di due fratelli, Narciso e Fabio. Il primo terrorista condannato per l’omicidio di un carabiniere, uno egli expat in Francia di cui s’è parlato lo scorso anno. E il fratello che per tutta la vita ha fatto il medico in Africa, a salvare vite, e oggi riflette sottovoce: “Ho il senso di colpa per la sofferenza altrui”. Nelle storie di Calabresi certi temi tornano e ritornano, “le piccole cose che fanno la differenza”: come il gesto di scuse che Narciso non ha fatto mai, e suo fratello ha fatto inconsciamente per lui. O l’avere perso un genitore durante l’infanzia, o il dramma di dover lasciare i figli: molte di queste storie intrecciano drammi così.

 

Ci sono vicende più note, come quella di Sami Modiano e della “decisione” presa ad Auschwitz di ricordare per tutti e per sempre. Sami che dice: “Sono contento di come mi sono comportato”. O Piero che vide uccidere Rosario Livatino e decise in un istante di testimoniare, cambiando per sempre anche la sua vita. O “Claudia” che ha salvato la sua, fuggendo da un marito malavitoso e violento. Ci sono storie infinitesimali, come quella di Limo, ragazzo albanese in cerca di rifugio a Monterosso nei giorni del lockdown e del vecchio figlio di partigiani Piero, che gli ha dato una casa e un lavoro. Si vive una volta sola e non bisogna sprecare un solo istante, dice.

  
Leggendo la prima storia, quella di Rachele, pensavo che Mario Calabresi dovrebbe conoscere anche una donna che si chiama Laura, ha la Sla da vent’anni e tre figli, l’ultima nata quando la malattia era già stata diagnosticata. Anche lei, per i suoi figli ha scritto libri e racconti. Usando il puntatore ottico. E l’ultimo racconto, incredibile, parla proprio di lei: Calabresi l’ha incontrata con il marito Franco a casa loro, a Monza. Il testo che il cercatore di storie ha scelto per chiudere è di Laura: “Una forza che sfida qualunque difficoltà, che non si arrende, che spera sempre. E’ la forza dell’amore”.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"