Europa al bivio. “O sarà cristiana o si battezzerà alla cancel culture”. Il nuovo libro di Pierre Manent

Giulio Meotti

Il discepolo di Raymond Aron e fra i maggiori intellettuali francesi affronta il declino del cattolicesimo nella nostra società. "L’Europa non è cristiana, non vuole esserlo. Vuole essere qualcos’altro, è aperta a tutte le altre possibilità, anche essere niente, ma non essere cristiana"

“La perplessità e il dubbio che segnano sempre più profondamente l’autocoscienza degli europei (chi siamo?) è in gran parte dovuto a una causa che non viene quasi mai citata: gli europei non sanno cosa pensare o fare del cristianesimo”. Si apre così “Blaise Pascal et la proposition chrétienne” (Grasset), il nuovo libro di Pierre Manent, il discepolo di Raymond Aron (di cui fu assistente al Collège de France) e fra i maggiori intellettuali francesi, in cui alla luce dell’autore dei “Pensieri” affronta la questione che gli è più cara, ovvero il declino del cattolicesimo nella nostra società (ne parlerà anche Chantal Delsol in “La fine della cristianità e il ritorno del paganesimo” in uscita da Cantagalli).

   

Il libro di Manent, classe 1949, figlio di comunisti di Tolosa, è una grande riflessione sulla scristianizzazione. “Così come Israele si è formato nell’Alleanza e nella contesa amorosa con il suo Dio, la dinamica della storia europea si è svolta in un confronto incessante con il cristianesimo”. L’Europa però ha deciso di dichiarare preclusa questa possibilità. “Ha deciso di rinascere. Ma questo battesimo è la cancel culture. Lo dichiara pubblicamente, lo dimostra con le sue azioni: l’Europa non è cristiana, non vuole esserlo. Vuole essere qualcos’altro, è aperta a tutte le altre possibilità, anche essere niente, ma non essere cristiana”.

  

Dalla secolarizzazione si passa alla scristianizzazione. “La neutralità dello stato si è estesa alla società stessa e a tutte le istituzioni fondate su una certa ‘idea del bene’”. Oggi lo stato e la scienza, che ai tempi di Pascal iniziarono la loro supremazia, stanno raggiungendo il culmine della propria ambizione. “Niente sfugge alla sorveglianza del welfare state e all’intrusione dello sguardo scientifico. Il progetto europeo si basa sulla decisione di rifiutare ogni continuità tra la nuova Europa e quella che l’ha preceduta, come a proteggersi dalla contaminazione. Un presepe è accettabile nello spazio pubblico solo come residuo folcloristico”.

  

Non si tratta solo dell’attaccamento alle vecchie chiese, alle croci sul ciglio della strada e alle espressioni religiose entrate a far parte del linguaggio quotidiano. Secondo Manent, sempre più persone possono passare tutta la vita senza incontrare la questione del loro rapporto con il cristianesimo. “Il termine scristianizzazione è troppo astratto. È più un’apostasia, una stanchezza, un’indifferenza, a volte un’avversione palpabile”.

 

Ma nello stesso momento in cui svuota lo spazio pubblico europeo dei segni del cristianesimo, l’Europa accoglie incondizionatamente l’islam. “L’islam è la religione che si afferma in forme pubbliche conquistatrici, mettendo in dubbio la grande narrativa della secolarizzazione. Sfida l’autocoscienza su cui si è basata la fiducia in se stessa dell’Europa moderna”. 

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.