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Strega 2021: nessun libro da portare in vacanza

Mariarosa Mancuso

Che cosa ci dice la cinquina del Premio letterario di quest'anno, sullo stato della letteratura italiana contemporanea

Che cosa ci dice la cinquina del Premio letterario di quest'anno, sullo stato della letteratura italiana contemporanea? Il nuovo manifesto firmato da Lorenzo Mattotti è bellissimo ma non corrisponde a quel che ci toccherà leggere. La fascetta del vincitore, dicono, moltiplica la vendita delle copie. Ma noi continuiamo a sospettare che vengano comprate per essere regalate e non per essere lette. Emanuele Trevi, con "Due vite" (Neri Pozza), è il più votato e naturalmente accompagnato dalle polemiche: il ricordo degli amici morti Pia Pera e Rocco Carbone era, in parte, già edito. 

 

Al secondo posto Edith Bruck con "Il pane perduto" (La nave di Teseo). È il titolo della cinquina che ha già vinto lo Strega Giovani. Un ricordo di Edith tredicenne in Ungheria prima dell'Olocausto.

 

Donatella di Pietrantionio con "Borgo sud" (Einaudi) e Giulia Caminito con "L’acqua del lago non è mai dolce" (Bompiani) sono in quota sud, rispettivamente, e in quota neo-realismo, però scritto con prosa liricheggiante, in sintonia con la respingente copertina.

 

Andrea Baiani è la timida sperimentazione, "Il libro delle case" (Feltrinelli) è una autobiografia destrutturata, come i piatti dei grandi chef.

  

Grande esclusa Teresa Ciabatti, arrivata seconda nel 2017 da favoritissima che era. Anche le fortune letterarie sono mutevoli e capricciose.

 

Libri da portare in vacanza? Non pervenuti.

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