estate con mariarosa mancuso

Dizionario senza tempo

Mariarosa Mancuso

“La vita per principianti” di Slawomir Mrozek ci dice che l’assurdo è alla base delle nostre esistenze contraddittorie

Voi che dite “cerco di essere una versione migliore di me”, cosa intendete di preciso? Che state lavorando a un editing radicale che eliminerà le parti noiose? Una riscrittura di voi medesimi che elimini le ridondanze, tolga le ripetizioni e metta ordine tra i pensieri palesemente in contraddizione (per esempio, non ha granché senso chiedere che la chiesa sia sempre più permissiva e intanto optare per diete sempre più rigide)? Dando un bel taglio, o almeno una sforbiciata, alle prime idee che vi vengono in mente, che siccome sono venute in mente a voi saranno sicuramente venute in mente anche a tanti altri (Umberto Eco non si dava pace per le centinaia di titoli “L’eco di Eco”, esibiti come pensate geniali).

 

Più probabile che abbiate in mente un miglioramento interiore, che da fuori non si noterà. Per capirci, non come quelli che vanno dieci anni dallo psicoanalista e ne escono con un carattere peggiore di prima (Woody Allen, con molti anni di frequenza in più, a 83 anni è rimasto uguale, chapeau!). Nell’uno e nell’altro caso, non vi sarà di giovamento “La vita per principianti” di Slawomir Mrozek, un libriccino che abbiamo appena ritrovato tra gli scaffali. Sommamente inutile (era lì con il suo titolo allettante, ma siccome diffidiamo degli editori italiani, oltre che degli scrittori italiani, lo abbiamo lasciato tranquillo per anni). E sommamente divertente. Mai sottovalutare la follia dei polacchi: pensate a Stanislaw Lem di “Solaris” (il libro), che sul film di Tarkovskij fu il primo ad avanzare critiche: “Non ha girato ‘Solaris’, ha girato ‘Delitto e castigo’”.

 

“Un Abc senza tempo”, promette il sottotitolo. Altra diffidenza. Quale scrittore non vorrebbe essere un evergreen, come certe canzoni che si cantano e ricantano? Bastano poche pagine e siamo conquistati. Per esempio, dalla voce “Democrazia”. Si racconta di un attore che vorrebbe recitare Amleto, e finalmente ottiene la parte agognata. Contrordine: non si può darla a lui perché sarebbe un’ingiustizia. Un orrendo favoritismo che invoca pari opportunità tra gli attori della compagnia. Soluzione: Amleto lo farà con altri otto. Per fortuna nella compagnia non ci sono altri (né altre, aggiungiamo noi, sennò si rischia grosso) somiglianti al “pallido prence danese / che parla solo, che veste a nero / che si diverte nelle contese / che per diporto va al cimitero” (così Ettore Petrolini, la voce la dovete immaginare). E come entrano in scena? Uno alla volta? Chi va prima e chi va dopo? Meglio farli entrare insieme e farli parlare in coro. “Un esperimento all’avanguardia, Amleto diviso in nove personalità, la psicologia dal basso”.

 

Al titoletto “Turismo” (con sottotitoletto “Dolce a strati”) gli archeologi del quarantaseiesimo secolo trovano un giapponese pietrificato con una macchina fotografica: “Dinastia Nikon, modello con automatismo laser, tardo trentunesimo secolo”. Scavando ancora, appaiono un americano e una mano pietrificata che tenta di sfilargli il portafoglio (“tipico della civiltà mediterranea”). Molti strati sotto, Pompei. Ogni turista ha fotografato il morto precedente, diventato attrazione turistica.

 

Se già vi vantate di non fare turismo come tutti, ma vagabondate come Dibba alla ricerca delle cose autentiche – per non perdere l’anima – non andrà molto meglio. Può darsi che quando capiterà finalmente l’occasione per venderla, l’anima, vi troverete di fronte a un diavolaccio con uno zoccolo di plastica, la coda strappata, il pelo logoro e tarmato. Provate a lamentarvi, e risponderà: “Come l’anima, così il diavolo”.

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