Negazionisti a Sciences Po. La Francia alle prese coi dérapage neonazi degli studenti

Mauro Zanon

Nella superscuola delle élite si intonano canti antisemiti e cori razzisti. "Il clima è deleterio", dice un allievo

Parigi. “E uno, e due, e Terzo Reich! E quattro, e cinque, e sei milioni! E sette, e otto, e dimostratelo!”. I professori di Sciences Po Strasburgo, ancora non si capacitano di quanto è accaduto a fine marzo al Critérium, la prestigiosa competizione sportiva che ogni anno riunisce i dieci istituti politici di Francia (Iep) per un weekend di gare in diverse discipline. Un gruppo di studenti della sezione strasburghese di Sciences Po, secondo quanto riportato sul gruppo Facebook “Paye ton Iep”, avrebbe intonato dei canti negazionisti nel corso del weekend sportivo. E, non pago, anche dei ritornelli razzisti. “Amo il Ruanda perché ci sono i bambini soldato”, avrebbero cantato. La notizia, proprio perché le dieci antenne di Sciences Po puntano tutto sulla loro reputazione di fornaci delle élite, sta provocando un gran baccano nel mondo accademico. Anche perché le derive negazioniste e razziste sarebbero “ricorrenti”, secondo le testimonianze di alcuni studenti.

  

 

Nel 2016, due allievi dell’Iep di Grenoble erano già stati puniti per aver esposto uno striscione con scritto “Dachau must go on”. “Prima di arrivare, pensavo veramente che sarei atterrato tra i fascisti”, ha raccontato all’Opinion un allievo del primo anno. Per contenere il fenomeno, l’Iep di Grenoble ha moltiplicato le regole: i video, le foto e i cartelli che si vogliono mostrare durante Critérium devono essere convalidati dall’amministrazione, e gli studenti devono firmare una carta di buona condotta. Céline Braconnier, direttrice di Sciences Po Saint-Germain-en-Laye, ha manifestato la necessità di un “piano di prevenzione” contro questi “dérapages”. Più duro ancora Rostane Mehdi, direttore di Sciences Po Aix: “Abbiamo a che fare con dei comportamenti gregari che testimoniano una forma di imbarbarimento legata anche a preoccupanti problemi di dipendenza, in particolare all’alcol”, ha reagito domenica Rostane Mehdi, sollecitato dall’Opinion via mail. L’Iep di Lione e di Tolosa non hanno risposto al quotidiano parigino, e neppure la direzione di Strasburgo.

 

Ma quest’ultima, attraverso una lettera pubblicata ad aprile, ha quantomeno giudicato “inammissibili” le dichiarazioni “razziste” e i “canti pro nazisti” pronunciati dagli allievi, annunciando sanzioni disciplinari a venire. Ad oggi, la stampa parigina non dà notizia di alcuna sanzione nei confronti degli studenti che si dilettavano a negare l’Olocausto con ritornelli ributtanti, e il clima a Sciences Po, secondo le parole di alcuni allievi, è diventato “deleterio”. Nelle ultime settimane, la superscuola delle élite è stata più volte al centro della tormenta. Sul muro dell’antenna di Rennes, ad aprile, è spuntata la scritta violenta “un poliziotto, una pallottola”, con un chiaro invito ad attaccare le forze dell’ordine impegnate con i gilet gialli. Sempre ad aprile, il filosofo Alain Finkielkraut ha tenuto una conferenza a Sciences Po Parigi protetto dalle forze dell’ordine e da alcuni uomini della Dgsi, i servizi segreti interni, perché il collettivo di antifà voleva linciarlo.an

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