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Condannato per negazionismo Soral. Tifoso dei gilet gialli e dei loro incontri con Di Maio

L’ideologo di estrema destra dovrà scontare un anno di carcere per la pubblicazione di una caricatura che contestava l’esistenza della Shoah 

15 Aprile 2019 alle 20:58

Condannato per negazionismo Soral. Tifoso dei gilet gialli e dei loro incontri con Di Maio

Parigi. Questa volta, sarà dura sfuggire alla prigione. L’ideologo di estrema destra Alain Bonnet, meglio conosciuto come Alain Soral, è stato condannato dal tribunale correzionale di Parigi a un anno di carcere con l’accusa di negazionismo. Soral, che era già stato condannato in cassazione lo scorso 26 marzo per la pubblicazione, nel 2016, di una caricatura che contestava l’esistenza della Shoah, è ora oggetto di un mandato d’arresto: una vittoria per la comunità ebraica francese, che si batte da anni per fermare la propaganda antisemita del fondatore del sito Egalité et Réconcilitation, nonché compagno di strada del comico negazionista Dieudonné. “La Licra (Ligue internationale contro le racisme et l’antisemitisme) saluta la fermezza di questa decisione che è eccezionale proprio perché il tribunale, durante l’udienza, ha spiccato un mandato d’arresto”, si legge sul sito dell’associazione fondata nel 1928. E ancora: “Alain Soral è un attivista che propaga l’odio antisemita. Attraverso questa decisione, ognuno deve sapere che la contestazione della Shoah non è un’opinione. È un atto antisemita (…) Dopo questa decisione storica, la Licra chiede nuovamente e senza ulteriori rinvii a tutti i servizi di hosting di chiudere gli account di Alain Soral e quelli del sito Egalité et Réconciliation”.

 

 

 

All’origine di questa condanna, vi è la pubblicazione sul sito di Egalité et Réconciliation, nel novembre del 2017, delle conclusioni controverse del suo avvocato, Damien Viguier, in merito all’affaire della caricatura antisemita che gli è costata 10mila euro di multa lo scorso 26 marzo. Soral, nel 2016, aveva pubblicato una copertina intitolata “Chutzpah Hebdo” (foto sopra) con il volto di Charlie Chaplin davanti alla stella di David e la domanda: “Shoah dove sei?”. Il riferimento, stucchevole, era alla copertina di “Charlie Hebdo” dopo gli attentati di Bruxelles del marzo 2016, quando il cantante belga Stromae venne raffigurato dai disegnatori del settimanale parigino attorniato da braccia, gambe occhi e parti di un corpo dilaniato (la copertina suscitò grande indignazione nella famiglia di Stromae, proprio perché il padre era stato ucciso e tagliato a pezzi vent’anni prima).

 

“Un disegno, due processi”, ha scritto La Croix a proposito delle due condanne di Soral. Ma la lista di processi di questo cattivo maestro della gioventù francese, teorico del rossobrunismo e complottista recidivo, è molto più lunga. “Durante gli ultimi quindici anni, si è imposto come il centro di gravità del complottismo francese”, ha sottolineato La Croix. Nel 2015, questo ex membro del comitato centrale del Front national e amico intimo di Jean-Marie Le Pen, è stato condannato con l’accusa di apologia di crimini contro l’umanità per aver scritto queste parole a proposito dei “cacciatori di nazisti” Serge e Beate Klarsfeld: “Ecco quello che succede quando non si termina il lavoro!”.

 

E a gennaio di quest’anno, è stato condannato dal tribunale correzionale di Bobigny per aver insultato un magistrato donna, “non ho mai sentito così tante bugie e frasi disoneste uscire dalla bocca di una donna, eppure di sporche baldracche ne ho conosciute tante nella mia vita”, e per aver scritto queste parole sugli ebrei “sono manipolatori, dominatori e propagano odio”. Oggi sessantenne, Soral ha iniziato a farsi conoscere all’inizio degli anni 2000, attraverso eventi e libri volti a conquistare la gioventù delle banlieue francesi, e a metterla contro “la communauté toute puissante”, ossia gli ebrei. Nel 2009, assieme a Dieudonné, ha lanciato una lista per le europee finanziata dall’Iran: la “Liste antisioniste”, con la quale ha ottenuto l’1,3 per cento dei suffragi. Con l’apertura del sito Egalité et Réconciliation, nel 2007, ha iniziato a sviluppare il suo “facho business” e a diventare un idolo per i giovani delle periferie, attraverso video analisi su YouTube dove il complottismo va a braccetto con l’antisemitismo. Negli ultimi tempi, ha postato molti video indossando il gilet giallo per manifestare la sua solidarietà al movimento di protesta contro il presidente Macron.

 

  

E quando Luigi Di Maio, il ministro dello Sviluppo economico italiano, è venuto in Francia per incontrare Christophe Chalençon e una piccola delegazione dei gilet gialli, ha applaudito parlando di “quenelle italienne”, in riferimento al celebre gesto antisemita di Dieudonné.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha anche scritto un libro, Macron. La rivoluzione liberale francese, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, la cucina emiliana, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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Commenti all'articolo

  • tenen314

    15 Aprile 2019 - 22:10

    La copertina di Chutzpah Hebdo è più che stucchevole, è rivoltante. Intorno alla testa di Charlie Chaplin vi sono una scarpa, una parrucca, una saponetta, ed un paralume. I nazisti raccoglievano le scarpe degli assassinati, per la popolazione tedesca sottoposta alla penuria bellica; le donne venivano rasate, prima di essere uccise nella camere a gas, ed i loro capelli usati per confezionare materassi e cuscini; con il grasso dei cadaveri veniva fatto del sapone; infine, la moglie del comandante di un campo di sterminio si fece confezionare un paralume con la pelle di un prigioniero ucciso. I negazionisti à la Soral negano formalmente la Shoah, ma sono dei sadici che intimamente credono alle sofferenze inflitte al popolo ebraico, e ne gioiscono.

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