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Com'è facile far vedere l'avversario un po' ubriaco

Milioni di americani si sono bevuti il video contraffatto di Nancy Pelosi. Viviamo in un mondo  di nuovo incantato e farlocco, che avvilisce, ma almeno ha un vantaggio

26 Maggio 2019 alle 06:11

Com'è facile far vedere l'avversario un po' ubriaco

Foto LaPresse

Deepfake vuol dire che con l’aiuto dell’intelligenza artificiale stupida puoi manipolare anche un video, ma in modo sottile, senza esagerare, giusto per suggerire che la persona avversa è un po’ ubriaca, balbetta, si mangia le parole. E’ successo a Nancy Pelosi, al culmine di uno scambio di cortesie per gli ospiti con il presidente Trump, il “genio stabile” secondo l’autodefinizione, il bambino narcisistico e temperamentale secondo i suoi oppositori. Nancy ha parlato normalmente esprimendo suoi concetti con ordinaria, funzionale capacità oratoria nel corso di una conferenza pubblica, di cui è testimone una fedele registrazione. YouTube e Facebook recavano invece un video sapientemente contraffatto in cui “crazy Nancy”, stando alla definizione che ne dà l’Arancione, verbalmente strascicava di parola in parola, ondeggiava, e sembrava appunto un po’ crazy, una che aveva alzato il gomito. Milioni di americani l’hanno vista così, e figuriamoci le risate. Rudy Giuliani, avvocato di Trump, si è domandato con compunzione: “Che succede a Nancy?”, ma dice che non sapeva del video contraffatto, poverino. E il presidente molto presidenziale, trattandosi del capo dell’opposizione democratica, l’ha sbeffeggiata sardonico.

       

Ecco, le cose stanno così.

 

Non tutti leggono l’Economist, il Foglio o il Monde o il New York Times. Non tutti possono avere il tempo di fare fact-checking o addirittura video-checking, capire se Juncker ha messo due scarpe di colore diverso o no, se ha la sciatica o ha bevuto (domani sapremo quanto e come hanno bevuto gli elettori europei, in cambio). Moltissimi tirano via, è normale, vedono senza troppo guardare, si fidano o accettano che gli si chieda di fidarsi, il tempo è quello che è, limitato, l’attenzione dispersa dei social richiede una certa sbrigativa cursorietà, sono nervous states quelli che prevalgono, il digitale non implica la padronanza della grammatica dell’informazione o della sua sintassi, e allora viviamo in un mondo nuovamente incantato e farlocco, in cui una signora astemia te la rendono lievemente ubriaca con una piccolissima impresa di delinquenza digital, nemmeno la più grave, forse, ma diciamo suggestiva. Ma delinquenza è una parola sbagliata, e comunque nemmeno i democratici sono esenti da questa “viziosa tendenza”, ecco la definizione giusta della goliardata cliccarola, anche loro si sono prodotti in deepfake nel recente passato, per esempio nella campagna contro il candidato repubblicano tradizionalista Roy Moore.

 

Il fatto di non poter più essere sicuri di alcunché ti imprigiona, ti lascia esterrefatto, ti avvilisce, ma a ben pensarci ti libera, ti spinge di nuovo verso l’idea di un libero pensiero indipendente dalle informazioni. Ti invita al romanzo, al cinema, al verso, al dipinto, alla scultura, alla musica, alla carta stampata, al quotidiano, che può sì rifilarti i falsi diari di Hitler, ma in un quadro che ammette anzi esige verifiche della filologia e della storiografia, e tu sei comunque padrone di riflettere, ti devi prendere il tempo che è quello che è ma in questo caso è il tempo giusto per guardare, per leggere, per esaminare, non per vedere e via. Poi ti domandano per strada, a te che hai subito nel tuo piccolo l’onta dell’informazione bugiarda, del fake in cui compari a dire delle cretinate, ma non per satira, per informazione, perché non vai più in tv.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    27 Maggio 2019 - 16:04

    A da passà a nuttata. Per vedere se la penicillina delle europee abbia avuto effetti. Cerchiamo d’intendersi: nel medio breve mutazioni millimetriche. Se il resto dei risultati confermassero un cdx amministrativo ancora vincente, entrerà in ballo la “forza delle cose”. A quel punto le parole non basteranno più. E forse le tigne italiche dovranno prenderne atto. Lunga, scoscesa, irta, sarà comunque la strada per Tipperary.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    26 Maggio 2019 - 22:10

    I posteri parleranno a lungo del fatto che l’uomo avesse creduto d’aver trovato la quadra con la Democrazia. Dimostreranno, fatti alla mano, che oltre fecondi, giusti, ma contingenti, variabili, sofferti compromessi il legno storto non può andare. Dimostreranno anche che il multiculturalismo, il dialogo, il confronto, l’accoglienza come must morale, l’accettazione acritica della demonizzazione di parte, le favole in tempo reale, hanno accentuato, resa più ostica non facilitato, la composizione delle passioni, dei desideri, degli interessi umani. Ma tant'è, va bene così.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    26 Maggio 2019 - 19:07

    Siamo immersi nella condizione mentale il cui “l’effimero”, cioè, il lasso di temo riferito a cosa o azione, che dura solo un giorno, viene vissuto come realtà permanente. Meglio: in cui la successione continua, martellante, senza respiro dell’informazione perde il suo significato e si mette le vesti del vero. Affascinante l’idea di un libero pensiero indipendente dalle informazioni. Sarebbe, ma non è pane per i nostri denti. Quelli delle masse che sono i serbatoi dei voti. Popularis res publica sic vult.

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  • guido.valota

    26 Maggio 2019 - 18:06

    Mi sa che sono un po' pochini quelli che 'a ben pensarci ti libera, ti spinge di nuovo verso l’idea di un libero pensiero indipendente dalle informazioni'. Sono molti di più quelli che possono permettersi di vivere spensieratamente nella realtà parallela digitale, ricchissima -'aumentata'- e ben orientata dalla propaganda di regime. Non perchè 'quelli lì' siano diventati improvvisamente scemi in questi ultimissimi tempi, e pure le notizie manipolate sono sempre esistite. Quello che non esisteva prima, neppure nella DDR dei bei tempi, è l'effetto soprannaturale dei software social con i quali profilare e selezionare per poi aggregare a decine di milioni determinati profili (sì, anche di scemi, in precedenza equamente distribuiti secondo criteri naturali), su determinati temi che diventano così polarizzanti.

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