Il condirettore di Sky Sport Giuseppe De Bellis (Foto Imagoeconomica)

Doppio passo di Giuseppe De Bellis a Sky

Marianna Rizzini

Da stagista nei quotidiani della provincia barese a star della tv di Murdoch. La doppia vita del fondatore di Undici (alias Beppe di Corrado)

[Aggiornato alle 19:00 del 27 novembre 2018] Giuseppe De Bellis è stato nominato nuovo direttore di SkyTg24. Di seguito il ritratto che Marianna Rizzini aveva realizzato per il Foglio di sabato 24 novembre


 

Da tuttofare in un giornale di provincia a (probabile) direttore di un tigì nazionale: fosse ambientata in America, questa storia, subito le arriverebbe l’etichetta di “storia di un self-made man”, con tutta la retorica che ne discende. Ma l’America non è qui, purtroppo e per fortuna, anche se al soggetto in questione gli Stati Uniti piacevano al punto da diventare piccola ossessione secondaria. Fatto sta che Giuseppe De Bellis – già (nell’ordine e in ordine sparso) inviato diciassettenne da Castellana Grotte per L’Informatore, pubblicazione locale seguitissima nella provincia barese anni Novanta; poi studente a Scienze Politiche e alla scuola di giornalismo di Perugia; poi giovane cronista sportivo e stagista al Giornale, dove nel giro di un decennio ha ricoperto quasi tutte le cariche possibili fino alla condirezione; e poi ancora fondatore da zero della rivista di nicchia e di successo Undici, anche in fusione con Rivista Studio e infine direttore di GQ e condirettore di Sky Sport con delega al digitale – De Bellis, dunque, si diceva, è uno dei nomi che in questi giorni ricorrono per la prossima direzione di Sky Tg24 (ora diretto da Sarah Varetto).

 

Quanti anni abbia De Bellis non è facile a dirsi, lì per lì, visto il curriculum smisurato. Fatto sta che De Bellis, a dispetto dell’età (41 anni), ha già seguito almeno tre Olimpiadi e altrettante elezioni presidenziali americane, queste ultime quasi per hobby (si metteva in ferie da vicecapo o capo di qualche servizio – dalle cronache in su e in giù – e da Oltreoceano mandava articoli su George W. Bush o Barack Obama, tornando sempre da New York con “l’entusiasmo dell’emigrante al primo viaggio sotto l’Empire State Building”, scherza un amico). Eppure non è il curriculum in senso stretto la parte più interessante, anche se in nome del curriculum De Bellis, nel 2011, è stato invitato dal Consiglio per le Relazioni Italia-Usa alla “Young Leaders Conference”, consesso in cui 45 “under 45” di varie nazionalità si esprimono sui temi di competenza, e chi lo conosce dice che è stato in quel consesso che De Bellis ha capito definitivamente che cosa volesse fare da grande (anche se era già vicedirettore del Giornale).

A diciassette anni faceva l’inviato da sei paesi vicini al suo. A quaranta è stato condirettore del Giornale e Sky Sport. Si parla di lui a SkyTg24 

 

Antefatto: inizio anni Duemila, redazione di questo quotidiano. I redattori, nell’open space, sentono il capo degli Esteri e poi vicedirettore Daniele Bellasio, futuro capo degli Esteri di Repubblica e prossimo caporedattore a “D”, esultare all’improvviso, per quanto tra sé e sé. “Ma è strepitosooo”, è l’urlo – pare riferito, questo si deduce, a un ritratto involontario (nel senso di non commissionato) del calciatore Antonio Cassano, scritto da qualcuno di cui Bellasio non rivela il nome. Segue pubblicazione immediata del misterioso pezzo di un tale “anonimo pallonaro”, uno che aveva inviato una mail dall’indirizzo “[email protected]”, cosa che in questo giornale, in verità, non aveva stupito nessuno, tanto più che il futuro capo di uno dei servizi principali aveva inviato un suo pezzo-prova da un indirizzo mail ancora più incredibile (che suonava come “[email protected]”).

 

 

 

In ogni caso, da quel giorno, l’Anonimo Pallonaro diventa una costante: usciranno a cadenza settimanale, per lungo tempo, articoli anonimi in cui si racconta il calcio come non fosse calcio o il calcio per come appare se gli togli tutto quello che di solito lo rende tale per la massa. E insomma, l’Anonimo era De Bellis, solo che non poteva firmarsi De Bellis, visto che da poco era stato assunto in un altro quotidiano, e proprio nei giorni in cui, a una cena milanese, era stato presentato a Bellasio da Vittorio Macioce, pilastro del Giornale e nume tutelare dell’allora redattore semplice giunto da Bari per uno stage e mai più tornato al Sud.

  

La misteriosa mail da cui tutto partì, la volta in cui andò a Belfast in giornata, il trullo e l’amico d’infanzia Checco Zalone

 Eccezion fatta per l’estate: caschi il mondo, De Bellis e famiglia ad agosto tornano in Puglia e in un “bellissimo trullo multiplo”, racconta un conoscente, “spesso anche affittato, in quanto molto richiesto da una selezionata clientela internazionale” (la famiglia si compone di due figli e una moglie conosciuta sui banchi di scuola, corteggiata in vacanza studio e sposata il sette-sette-duemilasette in omaggio all’ossessione di De Bellis per il numero sette: numero che campeggiava, ma non per idolatria nei confronti di Cristiano Ronaldo, sulla maglia che De Bellis indossava durante le partite di calcio con gli amici). Sia come sia, non potendo firmare con il suo nome – e una volta esaurita la possibilità dell’anonimato – De Bellis si trova a un certo punto di fronte alla scelta di un nom de plume, e sceglie Beppe Di Corrado (Beppe da Giuseppe, Corrado dal nome del padre), pseudonimo che avrà una subitanea fortuna parallela, in quel momento superiore a quella del De Bellis originario.

 

E qui si apre tutta una questione del doppio che col senno del poi gli amici, scherzando, paragonano “a un piccolo caso Elena Ferrante della scrittura sportivo-letteraria”. La leggenda metropolitana si sovrappone al ricordo dei protagonisti e alla cronaca, ma, di nuovo in ordine sparso, ecco i fatti. C’è il De Bellis reale che ha un gemello, suo doppio in carne e ossa di nome Vincenzo, di sembiante ovviamente identico, ma di professione dirigente di museo in quel di Minneapolis (per la precisione: curatore per le arti visive al Walker Art Center, incarico ricoperto dopo aver diretto per anni il Miart, fiera dell’Arte Moderna e Contemporanea di Milano). I due, Giuseppe e Vincenzo, anche non volendo, per non turbare gli interlocutori che vedendo uno dei due possono cadere in inganno, si scambiano spesso spontaneamente di ruolo.

 

Esempio (narrato da Christian Rocca, editorialista della Stampa, già direttore della rivista IL ed ex caporedattore di questo giornale): “Uno va in Triennale con Giuseppe e a ogni passo qualcuno saluta calorosamente: ‘Ciao Vincenzo’, e Giuseppe risponde senza specificare”. Narrano invece gli ex colleghi del Giornale (che quando De Bellis è andato via hanno creato una finta prima pagina con titolo “Ciaone Deb”, corredato di foto dell’ex condirettore sul campetto da calcio) che a volte, quando Vincenzo veniva a trovare Giuseppe in redazione, qualcuno, vedendolo in corridoio, si sbagliava: ‘Giuseppe, che cosa mettiamo di taglio di quinta pagina?’”. E lì Vincenzo doveva per forza sciogliere l’equivoco.

  

I suoi doppi veri e falsi. Un gemello e lo pseudonimo più famoso di lui, tipo piccolo caso “Elena Ferrante del calcio”

E il gemello e lo pseudonimo non bastano. C’è un altro aspetto sommerso da “Dottor Jekyll e Mr Hyde”, sebbene intesi in senso bonario, come spiega Mario Giordano, che di De Bellis è stato direttore al Giornale: “Lo mettevi a capo delle Cronache e lui ti tirava fuori la passione per gli Esteri; seguiva per due mesi il Politico, ma si capiva che voleva fuggire di nuovo nello Sport”. Conferma indirettamente Macioce, narrando di un De Bellis che “nei giorni in cui in cui non era di turno era capace di dirti: ‘Oggi vado a Belfast a intervistare un ex membro dell’Ira’, e di tornare con il pezzo già scritto in aereo, tutto nel giro di ventiquattro ore”. 

 

Prosegue Alessandro Sallusti, colui che, da direttore del Giornale, ha promosso De Bellis prima vice e poi condirettore: “A un certo punto ci si domandava quando De Bellis, lavoratore indefesso, trovasse il tempo per essere Di Corrado. E la risposta era sempre ‘di notte’. Di notte il mio vice, che la mattina alle 9 era in redazione, stava sveglio a guardare serie tv americane e a scrivere i ritratti calcistici del suo alter ego”. In chiave psicologica: “La cosa strana era che De Bellis, con il physique e la carriera del bravo ragazzo”, dice Bellasio, “scrivesse con grande passione articoli che svelavano il lato sconosciuto dei giocatori maledetti italiani e stranieri”. Pare infatti che il condirettore di Sky Sport sia stato, dicono gli esperti, uno dei primi esegeti del “mourinhismo”, nel senso di José Mourinho (almeno a pari merito con il titolare di un precoce blog fogliante, “Zeru Tituli”) nonché uno dei primi a raccontare in chiave non soltanto sportiva, da Milano, i miti del pallone Eric Cantona e George Best.

 

Su come il doppio si sia ricongiunto in un’unica persona, e su come Beppe Di Corrado sia stato scoperto e poi metaforicamente messo in un cassetto, esiste ovviamente una doppia versione. Versione numero uno: De Bellis, firmandosi come Di Corrado, vince un premio con il libro di ritratti calcistici “Doppio passo”. Deve andare a ritirarlo, ma ufficialmente non può, quindi sul palco sale Bellasio mentre lui si aggira per la sala in incognito. Mario Giordano, incuriosito, chiede per l’ennesima volta “come mai non si riesca a far collaborare Di Corrado”, di cui è fan sfegatato. A quel punto gli arriva, per mano di De Bellis, il libro di Di Corrado con dedica: “Di Corrado l’avete già assunto”. Versione numero due, quella di Giordano (confermata da un Macioce reo confesso): “Erano mesi che ogni volta che succedeva qualcosa nel calcio dicevo: chiamate Di Corrado, ci vorrebbe uno come Di Corrado, ma possibile che Di Corrado non voglia collaborare? E però niente. Dai e dai, alla fine Macioce mi portò il nostro De Bellis: eccolo”.

 

Mentre Di Corrado vinceva premi che De Bellis non poteva ritirare di persona, De Bellis pensava già a fondare Undici

Seguirono mesi e forse anni di esistenza tanto per cambiare duplice: mentre Di Corrado continuava a scrivere libri e (altrove) ritratti calcistici, De Bellis, con il suo nome, firmava di tanto in tanto sul Giornale altri ritratti calcistici (la competenza veniva da lontano, dal De Bellis “corrispondente” locale nel senso del suo paese e dei sei paesi limitrofi per i quotidiani della regione, motivo per cui conosceva bene tutte le vicissitudini del Cassano delle origini). Eppure quella di Di Corrado-De Bellis, all’apparenza romanzesca, non è storia romantica in senso stretto, ché non c’è ex direttore o kingmaker o socio di De Bellis che non ne sottolinei la “capacità manageriale”. Dice per esempio Federico Sarica, direttore responsabile di Rivista Studio e quindi “gemello” di pubblicazione del De Bellis direttore di Undici: “Giuseppe pensa un prodotto nella sua interezza, da editore, nonostante sia un bravissimo narratore”. Sallusti, confermandone la vena da capo-azienda oltre che da capo di se stesso “a tutto tondo”, dice che il segreto di De Bellis sta “nella sua discrezione: si mimetizza, ma è bravo e concentrato, e una mattina te lo ritrovi direttore”.

 

Il resto, come dice un amico, è “la storia di uno che nei suoi ritratti sarebbe un calciatore solista, dal passo veloce” e che lavorava già, pagato, quando ancora era un liceale figlio dell’alta borghesia liberale pugliese, compagno di classe di Checco Zalone-Luca Medici, con cui ancora esce in quel di Milano, quando Zalone capita in zona, oppure durante le suddette tradizionali estati nel trullo avito.

 

 

E oggi, quando non urla come un pazzo, chiuso in una stanza, durante la partita di serie D del Bari (“lui lo chiama ‘La Bari’, intesa come società calcistica”, dice un testimone oculare), De Bellis, nel poco tempo libero, a parte la famiglia, segue il tennis, come raccontano i colleghi cronisti, ricordando però soprattutto di quando, durante un’ edizione delle Olimpiadi, l’alter ego Di Corrado faceva di tutto per vedere la finale della canoista Josefa Idem. Ancora prima c’è stata la fase pendolare, con De Bellis in una città e la futura moglie in un’altra: non ancora Di Corrado, De Bellis aveva sempre e comunque due lavori (carta stampata-tv, radio-rivista, quotidiano e scuola di giornalismo). E quando Di Corrado infine è arrivato – doppio definitivo – De Bellis forse era già altrove.

Di più su questi argomenti:
  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.