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Il missile è innocuo (anche per Salvini)

Nell’arsenale sequestrato un’arma sofisticata, ma era senza esplosivo e funziona solo in volo

16 Luglio 2019 alle 21:03

Il missile è innocuo (anche per Salvini)

Foto Polizia di Stato

Roma. Secondo Salvini, il Matra Super R.530 trovato in possesso di un gruppo di estrema destra sarebbe dovuto servire a fare un attentato contro di lui nell’interesse di gruppi ucraini oltranzisti. In effetti il 60enne Fabio Del Bergiolo, l’ex ispettore delle Dogane in servizio a Malpensa che custodiva l’arsenale sequestrato due giorni fa dalla Digos di Torino, era stato candidato al Senato nel 2001 per Forza Nuova. E Forza Nuova è un movimento che dopo essere stato vicino in passato al nazionalismo ucraino e aver tenuto tra il 2012 e il 2014 i piedi in due staffe ha in seguito cambiato atteggiamento in chiave decisamente filo Putin. Per questo, quando si è diffusa la notizia che destinatario del messaggio via whatsapp di Del Bergiolo era un combattente italiano reduce del Donbass, molti media hanno subito dato per scontato che fosse tra i ribelli filo russi. La Polizia ha chiarito che stava invece con le forze di Kiev, e così adesso il ministro dell’Interno denuncia.

 

 

Ma quell’ordigno era effettivamente nelle condizioni di rappresentare una minaccia? In Ucraina ai tempi dell’Unione sovietica erano attive molte fabbriche di missili, questo però è un prodotto francese, passato per le forze armate del Qatar. E si tratta fra l’altro di un prodotto estremamente sofisticato. Derivato da quel Matra R.530 che era stato messo in produzione fin dal 1957 per equipaggiare i caccia supersonici transalpini, il Matra Super R.530 è il risultato di una modifica che iniziò a essere studiata a partire dal 1971, ed è diventato operativo dopo il 1980. La definizione tecnica è “missile aria-aria a medio raggio a guida radar”. Cioè, può essere lanciato solo da un aereo, e rivolto contro un altro aereo, o comunque un obiettivo in volo. Primo missile aria-aria a medio raggio europeo, il suo antenato Matra R.530 aveva il difetto di essere troppo pesante e ingombrante, con pesanti conseguenze sulla manovrabilità del velivolo. Usato dagli aerei argentini alle Falkland, in particolare, si rivelò un disastro. Proprio per risolvere questi problemi il discendente ha un elevato contenuto tecnologico, e negli anni Ottanta diede un decisivo vantaggio all’aviazione irachena contro l’Iran. Grazie a questo vantaggio Saddam Hussein riuscì a contenere la superiorità numerica dell’avversario via terra, strappando alla fine dei sette anni di guerra un pareggio.

 

Il Matra Super R.530 è tuttora usato dalle aviazioni di Francia, Egitto, India, Giordania, Kuwait e Perù, oltre che del Qatar. Il missile ritrovato ora in Italia, in particolare, era stato venduto al Qatar nell’ottobre del 1980. Veniva offerto per una cifra intorno ai 500.000 euro, ma è possibile riciclare un missile aria-aria per usi diversi, convertendolo per esempio ad arma terra-terra? Nello Yemen ciò si fa abitualmente; ma con ordigni di fabbricazione russa, per tradizione più pratici e adattabili. Inoltre operano nello Yemen un bel po’ di ex militari russi in grado di gestire certi problemi. Il Super R.530 invece è un'arma talmente specialistica che non si può nemmeno montare su un aereo diverso da un Mirage. Comunque, senza il suo sofisticato sistema di guida radar è altrettanto inutilizzabile di un fucile senza grilletto. Nel caso particolare peraltro mancava anche la carica da 30 Kg di esplosivo. Difficile uccidere qualcuno con un fucile senza grilletto e senza pallottole.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    16 Luglio 2019 - 21:09

    Ma è mai possibile che in questo (s)fortunato Paese perfino il ritrovamento di un arsenale di armi da guerra si trasformi istantaneamente in una barzelletta? Anche Morisi sembra meno lucido del solito. Per quei quattro rubli mai arrivati?

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