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La “casta” e il popolo che aveva capito bene

Sergio Rizzo ora difende le élite. Ma qualcuno ha seminato male per anni 

20 Settembre 2018 alle 06:04

La “casta” e il popolo che aveva capito bene

Foto di Chinnian via Flickr

Già che è in vena di autodafé, Sergio Rizzo potrebbe anche versare un obolo a un apposito fondo per i giornalisti, che d’ora in poi saranno costretti a pagare le interviste a Beppe Grillo: in fondo la colpa è anche di Rizzo, allora in coppia con il suo sodale Gian Antonio Stella, se Grillo è diventato un satrapo della politica. Scherziamo (come si spera anche Grillo), ma nemmeno molto. Ieri su Repubblica Rizzo si è accorto, dopo un decennio, di un grossolano errore in cui (chissà come mai) gli italiani incorrono da dieci anni: “Ma l’élite non è la casta”. Se la prende col “manifesto della rivoluzione sovranista” coniato da Salvini: “Non esistono destra e sinistra, esiste solo un popolo contro le élite”; se la prende con la tesi di Di Maio secondo cui i paesi sviluppati possono ormai “fare a meno delle élite intellettualoidi”, che andrebbero “spazzate via”. Che errori. Ma – e il povero Rizzo ne è disperato – “qui la guerra si serve di un’arma ancor più micidiale. L’idea che si va affermando è che le élite si identifichino con ciò che viene ormai comunemente definita casta”. Ohibò! Ma davvero? E chi glielo avrà insegnato?

  

La casta, si giustifica Rizzo, era per lui “quella consorteria politica ingorda, autoreferenziale e incapace di risolvere i problemi della società, ripiegata sui propri interessi personali e di bottega e sulla difesa di inaccettabili privilegi”. Mentre l’élite “dovrebbe coincidere con l’intera classe dirigente” formata “da burocrati, imprenditori, professionisti, manager”. Insomma, il popolo aveva capito male. Un po’ facile, come modo di lavarsene ora le mani. Davvero il popolo aveva capito male quando i dioscuri della “casta” davano il là a ogni campagna di denigrazione che, di riffa o di raffa, andava a colpire “la politica”, a ogni “inchiesta” che faceva di ogni erba un fascio tra baroni universitari e le affittopoli, tra pensioni d’oro e i commis de l’état? Quante, delle istituzioni e delle persone finite nel tritacarne sono poi risultate estranee a qualsiasi “casta”? Quante erano solo ottime espressioni delle élite? No, il popolo non aveva capito male. Sono Rizzo e quelli come lui ad aver preso un enorme granchio. La “casta” che ha rovinato l’Italia è un certo pessimo modo di fare i giornali.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    20 Settembre 2018 - 11:11

    Pare che i giornalisti siano come i magistrati non pagano mai pegno.

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  • Skybolt

    20 Settembre 2018 - 10:10

    Il problema è semplice: le caste sono sempre qyelle degli altri. Le nostre sono elite....

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  • eleonid

    20 Settembre 2018 - 08:08

    D'accordissimo. I giornali e chi li fa, etichettati un tempo mi sembra da Montanelli "prezzolati", hanno pensato solo alle loro vendite. Per carità in una società capitalista e liberista ognuno deve provvedere al proprio reddito. Anche se proprio così non è stato nel nostro paese dove i giornali ancira oggi usufruiscono degli aiuti di Stato. Ma da questa corretta necessità a prendersi la libertà di dire quello che ti pare,confondendo il popolo, mi sembra che non si faccia un nobile servigio ad una società civile, libera e democratica . È vero che anche altre categorie professionali di qualunque ordine e grado si comportano in modo scorretto nei confronti dell'ignoranza del popolo, ma stiamoci attenti perché siamo sull'orlo del baratro.

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