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Le buone carte di Sala per portare le Olimpiadi 2026 a Milano

Il sindaco dice che la candidatura va avanti: "Abbiamo dei progetti. Lo facciamo alla milanese, con la nostra capacità di mettere assieme pubblico e privato nell’interesse di entrambi"

2 Agosto 2018 alle 19:53

Le buone carte di Sala per portare le Olimpiadi 2026 a Milano

Foto LaPresse

Beppe Sala oggi, dopo il tira e molla col Coni prima sulla scelta fra le tre proposte italiane per le Olimpiadi invernali 2026 (Milano, Cortina, Torino) e poi sulla governance dell'evento, ha deciso di presentarsi alla stampa con due importanti novità: il gruppo Intesa San Paolo e Landliese (gli australiani che stanno realizzando il progetto post Expo) vogliono costruire il palaghiaccio olimpico nel quartiere di Santa Giulia, già per il 2020, e questo non costerà una lira al contribuente. Insomma, una mano tesa al Coni.

 

Lendlease e Risanamento Spa rientrano così nel progetto di risistemazione del quartiere Santa Giulia una mega arena che verrà impiegata anche nei Giochi olimpici 2026. Palazzetto che avrà collegamenti diretti con l’aeroporto di Linate, alta velocità, la metropolitana per arrivare in centro città e un tram che farà la spola nel quartiere. E Sala mette subito in chiaro: “Non ho nessuna intenzione di rompere e l’ho riconfermato al sottosegretario Giorgetti, dando la disponibilità per un incontro con le altre città. Milano c’è, forse si sta sbagliando qualcosa, perché non si stanno valorizzando i punti di forza della nostra città. Malagò ha ragione su una cosa, nel dire che, una volta decisa la proposta italiana, dovremo saper competere con le altre città che sono scese in campo”.

 

Il sindaco vuole dare concretezza alla sua proposta e spiega che “Milano va comunque avanti, se qualcuno ha inteso che la nostra voglia di essere parte delle Olimpiadi dipendesse in gran parte dall’idea di trovare risorse per fare le cose deve ricredersi. Noi abbiamo dei progetti. Lo facciamo alla milanese, con la nostra capacità di mettere assieme pubblico e privato nell’interesse di entrambi”. E parla delle infrastrutture che potranno sbalordire chi parteciperà al grande evento sportivo. “Quando abbiamo visto l’opportunità delle Olimpiadi, abbiamo pensato subito alla possibilità di riconvertire il progetto iniziale dell’arena di Santa Giulia. E’ nato così l’elemento di novità nei nostri impianti per i Giochi. Perché Milano non è qui per chiedere, casomai per dare, per fare delle proposte”.

 

Sala ha voglia di chiarire la sua posizione, anche perché il Consiglio comunale ha deciso all’unanimità (o quasi) la partecipazione della città al grande evento sportivo. “Ma il Il Consiglio comunale, che abbiamo attivato con una discussione intensa, ci ha dato semaforo verde, confermando però la volontà di mantenere Milano capofila”. E la città ha reagito in modo unanime alla proposta di Sala, a partire dal mondo imprenditoriale che con Confcommercio si è detto pronto a collaborare. Anche la Cgil, con Massimo Bonini (segretario della Camera del Lavoro) è scesa in campo: “Credo che il sindaco di Sala faccia bene a reagire perché ne fa davvero una questione organizzativa e di metodo. Quindi di sostanza. Penso che chi professa il cambiamento sa già di vecchio”, insiste la Cgil.

 

L’altro aspetto che Sala solleva, forte della sua esperienza in Expo come commissario straordinario, è quello di una governance (che sarà chiamata a rispettare conti e tempi) polverizzata. “Come farà a decidere chi avrà la responsabilità dell’evento” se avranno voce in capitolo tre giunte, tre consigli comunali e regionali eccetera eccetera. “Milano non ha le montagne – insiste il sindaco - ma ha due cose importanti: l’immagine del brand Milano che sa competere a livello planetario “Fate mente locale alle città delle prossime Olimpiadi, come brand: Tokyo, Pechino, Parigi e Los Angeles. Milano ha una forza di brand chiara in tutto il mondo e ha la capacità di fare”. E poi c’è la “forza organizzativa, la capacità di gestione, di fare partnership, di mettere assieme pubblico e privato. E poi – conclude Sala – Milano risponde sempre alla grande”.

 

Insomma Milano ci crede ancora ma il governo deve fare le sue scelte.

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