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Un altro 25 aprile antisemita

Da Roma a Trieste, passando per Todi e Milano. La Festa della Liberazione è ancora l'occasione per dare sfogo alla contestazione e alle polemiche

25 Aprile 2018 alle 16:59

Un altro 25 aprile antisemita

Come è già accaduto spesso negli ultimi anni, l'Italia si  è presentata divisa alla ricorrenza della Festa della Liberazione. A Roma, Todi, Trieste e Milano i cortei del 25 aprile sono stati l'occasione in cui sfogare il rispettivo risentimento politico, talvolta con aggressioni verbali. La campagna elettorale ancora in corso – come nel caso di Trieste – e le ormai consuete divisioni tra filoisraeliani e filopalestinesi hanno dominato le celebrazioni della Festa della Liberazione.

  

Roma: "I fischi non riscriveranno la Storia"

 

Nella Capitale, la manifestazione dell'Associazione nazionale partigiani (Anpi) si è conclusa a Porta San Paolo con una marcia non unitaria, vista l'assenza della Brigata ebraica. Una defezione conseguente alla presenza, invece, della delegazione palestinese. "Da parte nostra non ci sono le condizioni per partecipare", ha detto la comunità ebraica della Capitale.

 

 

E sono stati i filopalestinesi – insieme ai tanti esponenti dei movimenti di estrema sinistra, agli antagonisti e agli studenti antifascisti – a contestare il sindaco Virginia Raggi durante il corteo. Salita sul palco, la prima cittadina ha parlato di fronte alla folla che la fischiava. Raggi ha ricordato "l'insegnamento di chi è riuscito a unirsi per combattete insieme". "Noi non siamo stati in grado di proteggere il nostro corteo unitario – ha detto – Ma quello che dobbiamo fare è cercare di unirci ancora di più perché il messaggio che dobbiamo dare ai giovani è che l'unione, la condivisione in vista di un ideale più alto, deve costituire il fondamento di una democrazia nella quale i valori come la libertà, il rispetto reciproco, siano posti alla base". "I fischi non riscriveranno la Storia", ha concluso Raggi rivolgendosi ai contestatori.

   

 

Todi: marce senza il patrocinio del Comune 

 

A Todi, in provincia di Perugia, la giunta comunale di centrodestra ha negato il patrocinio alla marcia dell'Anpi. Dopo uno scambio di telefonate e di mail con l'associazione durato alcuni giorni, ieri è arrivata l'ufficialità in una nota stampa dell'associazione. "In seguito a un colloquio telefonico abbiamo appreso che il sindaco rimaneva fermo nella posizione di non concedere il patrocinio all'Anpi Todi per le iniziative di domani, motivando tale scelta come una presa di posizione contraria all'appello nazionale 'Mai più fascismi' e ribadendo di essere contrario solo al fascismo del Ventennio. Ci sembra piuttosto palese che non esistano i presupposti per essere fianco a fianco in questa giornata così importante". "Resta il rammarico – conclude la nota – per aver visto aprire questa ferita nella nostra città ma siamo certi che sarà una bellissima giornata di festa".

 

Milano: "Fuori i sionisti dal corteo"

 

A Milano il corteo è stata l'ennesima occasione per replicare il confronto tra filopalestinesi e filoisraeliani. "Palestina Libera, Palestina rossa", è stato il coro di alcuni contestatori all'angolo tra corso Venezia e Piazza San Babila, che hanno protestato al passaggio dello stendardo della brigata ebraica durante il corteo. Le bandiere della Palestina sono state quindi issate a decine. "Israele fascista, stato terrorista", hanno poi intonato i rappresentati del Fronte Palestina della solidarietà alla lotta internazionalista nel momento in cui i partigiani hanno sfilato indossando il fazzoletto blu e bianco. Alcuni di loro si sono fermati e sono volati dei fischi. Altre contestazioni, più accese, si sono verificate al passaggio dell'Associazione amici di Israele. "Fuori i sionisti dal corteo", hanno gridato dalle transenne, mentre un cordone di uomini di polizia e carabinieri teneva a bada le due fazioni. Da un lato le bandiere di Israele, dall'altro le kefiah issate.

 

Trieste: "Il 25 aprile non è una festa della sinistra"

 

A Trieste, il sindaco Roberto Dipiazza, è stato contestato durante la cerimonia alla Risiera di San Sabba. Il primo cittadino ha preso la parola, con al suo fianco il rabbino Alexander Meloni, ma un gruppo di persone – molte delle quali sventolavano le bandiere della Palestina e del sindacato Fiom – ha lanciato fischi e grida. "Vergogna!", "Fascista!", hanno urlato i contestatori, che sventolavano fazzoletti rossi verso il cielo per poi intonare "Bella Ciao". A quel punto, il rabbino è stato costretto ad abbandonare il palco. "Il 25 aprile non è una festa della sinistra, questa è una festa dell'Italia, una festa della liberazione per cui questi atteggiamenti della sinistra veramente non li capisco. Ognuno in Italia deve poter dire quello che vuole", ha detto Dipiazza. "Certo, me lo aspettavo anche perché era già tutto preparato. Loro volevano che io portassi un relatore che io invece ho rifiutato, visto il momento di campagna elettorale e naturalmente questo alla sinistra non è andato bene e abbiamo subito capito che ci sarebbe stata questa manifestazione. Ma io – ha aggiunto Dipiazza – vivo in un paese democratico, dove ognuno può dire quello che vuole. O era meglio quando c'era il ventennio fascista, che loro contestavano, e non si poteva parlare?".

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    25 Aprile 2018 - 18:06

    Sarà contento Adolf Hitler da lassù, o laggiù, oggi più che mai dipende solo dai punti di vista. I fascisti islamici palestinesi, già suoi fedeli alleati, possono oggi fare i loro porci comodi nella festa della liberazione okkupata.

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