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Rimpianti per quel tentativo di costruire una sinistra diversa

Il 25 aprile celebrato a Roma si presta a molte considerazioni di stretta attualità politica

26 Aprile 2018 alle 06:00

Giuseppe Saragat

25-04-1956, Giuseppe Saragat commemora l'anniversario della Liberazione del 25 aprile 1945 (foto LaPresse)

Il 25 aprile celebrato ieri a Roma si presta a molte considerazioni di stretta attualità politica, per esempio la presenza in piazza del segretario reggente del PD Martina che girava fra i capannelli di presumibili vecchi iscritti che lo apostrofavano con espressioni del tipo “Bel casino che avete combinato!” e molto umilmente stava ad ascoltare argomentazioni non sempre articolate e rettilinee. Oppure il discorso dal palco della sindaca Raggi che, anche lei con inaspettata umiltà, deprecava l’assenza della comunità ebraica e della rappresentanza della Jewish Brigade addebitandola in gran parte a un deficit di capacità di comprensione da parte della giunta. Qualche sciocco ha fischiato e sventolato bandiere palestinesi, tanto per rappresentare l’esistenza del problema e il motivo dell’assenza. Le classi di età dei presenti erano sostanzialmente due, quella sopra i 65 e quella sotto i 30 che è arrivata in corteo con bandiere, stereo e un fumogeno rosso. In piazza c’erano banchetti che vendevano magliette con scritto sopra ”Antifa” o “Stalingrad” oppure libri e opuscoli. Chi scrive si è quasi commosso nell’acquistare un libro di Leo Solari su “I giovani socialisti nel crocevia degli anni 40”. Solari racconta la storia non solo sua ma di Giorgio Ruffolo e di Sergio Milani a Roma, di Livio Maitan a Venezia e di tanti altri che si opposero al frontismo con il PCI e parteciparono alla scissione di Saragat, per poi tornare insoddisfatti nel partito originario quasi tutti. Fu uno dei tentativi più generosi di costruire una sinistra diversa da quella che poi ha caratterizzato la Repubblica. Fu un tentativo vano, forse velleitario, ma, visti i risultati del realismo politico, come non rimpiangerlo?

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    26 Aprile 2018 - 13:01

    Ma quale rimpianti fu quel socialismo che ci ha distrutto. Facevamo i socialisti in un contesto capitalistico che funzionava. Fu combattuto per una dittatura di cui abbiamo visto la fine che ha fatto e che ancora non abbiamo capito. Oggi il contesto di sinistra e destra sta negli schieramenti politici non più o uno o l’altro. Saragat, Nenni, Berlinguer, Landini sono maschere di cera museali da dimenticare. Sono il lascito di quello che siamo. Il partigiano che parla alla sala vuota è il presente che non vogliamo ammettere che è morto, finito, sparito. Il populismo è frutto di questa mentalità che non vuole finire. Il nuovo PD lo uccidono queste piazze e queste figure da amarcord che istillano comunanze falze e tendenziose. Se cresci paghi il prezzo della tua capacità di crescita se perdi non ti rimane che il sussidio. Il paradiso in terra non esiste per questo lo abbiamo inventato in paradiso. I preti lo hanno sempre saputo.

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