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Dai contestatori di Molinari alla curva della Fiorentina: potere agli antisemiti

Redazione

Dei collettivi nazistelli hanno impedito al direttore di Repubblica di intervenire all'università Federico II di Napoli. Ma molto gravi sono anche i cori contro Israele ascoltati giovedì allo stadio di Firenze, giustificati da Potere al Popolo

Impedire al direttore di Repubblica Maurizio Molinari di intervenire in un pubblico dibattito al grido di “fuori i sionisti dalle università”sconcezza che significa letteralmente “fuori gli ebrei dalle università” – come hanno fatto i collettivi nazistelli dell’Università Federico II di Napoli, è molto grave. Tanto che il presidente Mattarella ha avvertito l’urgenza non solo di esprimere solidarietà a Molinari, ma di ribadire che “quel che vi è da bandire dalle università è l’intolleranza”. Le università, non solo in Italia, sono da molto tempo un ambiente esposto a gravi rischi di intolleranza e tossicità. Ma, e verrebbe da dire fortunatamente visti certi episodi, socialmente marginali.

 

Sociologicamente più grave è che lo stesso tasso di antisemitismo dilaghi ormai indisturbato in luoghi molto più frequentati, non sempre ben frequentati, come le curve degli stadi. Molto grave è ciò che è avvenuto giovedì a Firenze durante la partita europea tra Fiorentina e Maccabi Haifa. Nonostante le molte precauzioni delle forze dell’ordine, la squadra israeliana è stata bersagliata da cori non solo contro il paese di provenienza ma contro gli stessi giocatori. Sventolavano le bandiere palestinesi, che nel linguaggio ormai corrente corrispondono allo slogan “fino al mare”.

 

Molto più inaccettabile però è che tutto questo ormai sia moneta corrente anche della peggiore politica ufficiale. Così che ieri Giuliano Granato, portavoce del partitino Potere al Popolo, si è reso  protagonista di un post molesto su X: “I tifosi della Curva Fiesole mostrano bandiere della Palestina e intonano cori contro Israele. Calciatori e dirigenti del Maccabi Haifa rispondono con bandiere israeliane. No, con un genocidio in corso, non è solo calcio”. Come nel caso del “sionista” usato per “ebreo” a Napoli, non c’è bisogno del traduttore simultaneo per capire che il senso è: gli israeliani, anche se insultati durante una gara sportiva, non hanno diritto a mostrare la propria bandiera. E questo non viene detto da un giovinastro della curva, è il pensiero del portavoce di un partito politico. 

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