Foto da immobiliare.it

a roma

L'attico di Balestra in vendita a un anno dalla sua scomparsa

Fabiana Giacomotti

Quasi cinquecento metri, affacciato sui giardini del Quirinale, richiesta "esplorativa" di 8,4 milioni di euro: fra pochi mesi, le celebrazioni per il centenario della nascita. Mentre da poco è stato ceduto l'attico di Forquet

Questa mattina, mentre a Milano le forze dell'ordine si davano da fare per allontanare gli attivisti di Ultima Generazione e ripulire dalla vernice arancio lo pseudo-albero di Natale di Gucci in Galleria Vittorio Emanuele, il più incongruo, criticato e sfortunato della storia, su immobiliare.it, è apparso l’annuncio di vendita di un attico in via XX settembre, a Roma: 481 metri quadrati, terrazze digradanti affacciate sui giardini del Quirinale, finiture di lusso e, cosa non così comune nella capitale dove si tende ad esagerare in tappezzerie e dorature, arredo di gusto perfetto, facilmente verificabile dalle foto allegate. Richiesta, 8,4 milioni di euro.

 

E’ stato un piccolo colpo al cuore, non tanto e non solo per la cifra, ovviamente esplorativa, quanto per le immagini: chiunque abbia frequentato anche solo un po’ l’alta moda di Roma, conosce infatti benissimo quell’appartamento: vi ha cenato e ha ballato sulle terrazze alzando i calici al Quirinale in certe indimenticabili notti estive, esattamente come conosceva la deliziosa altana di via Paola, due piani affacciati su Castel sant’Angelo, appartenuta a Federico Forquet, couturier del jet set Anni Sessanta e quindi arredatore prediletto degli Agnelli, che è stata venduta pochi mesi fa, avendo deciso il suo proprietario, ormai novantenne, di risiedere stabilmente a Cetona. L’attico di via XX settembre è infatti parte dell’eredità di Renato Balestra, scomparso il 26 novembre del 2022, a novantotto anni portati ancora con un certo brio.

 

Dice la nipote Sofia Bertolli Balestra, che da qualche anno sta rivitalizzando il marchio infondendogli un gusto deciso e contemporaneo di molto successo soprattutto negli Stati Uniti, che sua madre, Fabiana, e sua zia, Federica, eredi dirette, hanno optato per la vendita dopo aver riflettuto a lungo sul da farsi: “Si tratta di una casa unica, ma troppo grande e gravata da troppi ricordi”, oltre che, in tutta evidenza, da costi di manutenzione importanti, che in anni come questi la rendono forse più adeguata a un uso di rappresentanza diplomatica che privato. Anche la casa di Alessandro Michele alle spalle di piazza Navona, fotografata di recente per Vogue, pur nella sua grandiosità ha elementi intimi e personali lontani da questa, che racconta di altre epoche, altri modi, altro stile. Fra cinque mesi, il 3 maggio 2024, ricorreranno i cento anni della nascita di Balestra: al momento, non sono state previste particolari celebrazioni, ma sarebbe importante che la sua città d’origine, Trieste, e quella d’elezione, Roma, trovassero il modo di ricordare il couturier che segnò la storia della moda e del cinema italiano fra gli Anni Cinquanta e Settanta: ancorché firmati ufficialmente Schuberth o Sorelle Fontana, i bozzetti dei costumi di Gina Lollobrigida in “La donna più bella del mondo”, di Ava Gardner de “La contessa scalza” e di molte altre pellicole sono infatti suoi. “Si ricordi di mandarmi un po’ di polvere d’oro indispensabile per l’albero di natale”, gli scriveva Jole Veneziani, la sarta che lo convinse a lasciare la carriera di ingegnere alla quale era destinato dalla famiglia alto-borghese a cui apparteneva per approcciare il mondo della moda. La magica polvere erano i suoi disegni, vere opere d’arte di cui avrebbe successivamente tappezzato i suoi atelier. Non le sue case: nell’attico in vendita, l’elemento decorativo ricorrente sono i capricci della pittura barocca, e molti richiami al sud est asiatico a cui era legatissimo, sia per aver vestito più volte la regina Sirikit di Thailandia (indimenticabile quel mantello ricamato di orchidee rosa vere “durato una sola notte, ma il più lussuoso che abbia mai realizzato”, come amava raccontare) sia per ragioni affettive.

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