editoriali

Il talk-show della procura di Verbania

L’indagine sulla tragedia di Stresa e i tic del circo mediatico-giudiziario

La tragedia della funivia Stresa-Mottarone, costata la vita a quattordici persone, tra cui due bambini (un altro, l’unico sopravvissuto, è ricoverato in gravi condizioni in ospedale), ha particolarmente colpito l’opinione pubblica e conquistato l’attenzione degli organi di informazione. La procura di Verbania ha aperto un’indagine per chiarire le cause del grave incidente, la dinamica della caduta della cabina dalla funivia, le competenze delle varie società coinvolte nella gestione e nella manutenzione dell’impianto, e quindi le responsabilità della tragedia. La giustizia, insomma, si è attivata e farà il suo corso.

 

 

In un paese normale questa sarebbe l’unica notizia da dare sul fronte giudiziario, almeno per il momento. Il nostro però non è un paese normale, bensì la patria del circo mediatico-giudiziario, che infatti si è subito attivato anche questa volta, con il contributo fondamentale della magistratura. Tallonata dai cronisti, la procuratrice di Verbania Olimpia Bossi, incaricata delle indagini sull’incidente della funivia, ha infatti deciso di abbandonare ogni genere di auto controllo e di dare vita a una sorta di cronaca minuto per minuto dell’inchiesta, attraverso interviste, indiscrezioni, giudizi anticipati e pure retromarce. Col risultato di generare soltanto confusione attorno alla vicenda.

 

Il prologo è rappresentato dalla comunicazione a puntate ai giornalisti delle ipotesi di reato. “Per ora procediamo per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose”, dichiara la procuratrice subito dopo l’incidente. Passano poche ore e al mattino seguente, sempre davanti ai cronisti, Bossi annuncia di aver inserito anche il disastro colposo tra i reati ipotizzati: “Penso che procederemo per un reato piuttosto raro, che è quello di reato, naturalmente colposo, di attentato alla sicurezza dei trasporti, con conseguenza di disastro colposo”.

 

Ma la vera notizia arriva subito dopo, quando la procuratrice, ad appena ventiquattro ore dall’incidente, davanti alle telecamere si spinge addirittura a rivelare le cause del disastro: “Il cavo era tranciato a terra e il sistema dei freni di sicurezza pacificamente non ha funzionato, perché la cabina si sarebbe bloccata. Perché questo si sarebbe verificato è oggetto dell’accertamento che sarà svolto”, dichiara Bossi.

 

La procuratrice a questo punto si accorge forse di aver esagerato, così pochi minuti dopo fa un passo indietro: “Logica vorrebbe che si è spezzato il cavo e l’impianto frenante non ha funzionato, ma può anche essere il contrario. Lo dovranno stabilire i consulenti”.

 

Il quadro diventa ancora più confuso martedì mattina, quando la procuratrice fa sapere che l’errore umano “è tra le ipotesi” dell’incidente.

 

 

In altre parole la procura al momento non sa che pesci prendere, e sarebbe sorprendente il contrario, visto che dalla tragedia sono trascorse solo poche ore. Ma allora perché rilasciare interviste a raffica a giornali e televisioni?

 

Nel frattempo, come se non bastasse, la procuratrice ha continuato a dare notizie (provvisorie) sul caso, ad esempio dichiarando che non è ancora chiaro se la funivia sia di proprietà “del comune di Stresa o della regione Piemonte”, rivelando che “sabato pomeriggio la funivia si è fermata e c’è stato un intervento per rimetterla in funzione” (ma aggiungendo che “non sappiamo se questo sia collegato o meno con l’incidente”), e persino svelando parzialmente il contenuto dei video realizzati dalle telecamere di sorveglianza della funivia (“la cabina era sostanzialmente arrivata al punto di sbarco, si vede che sussulta e torna indietro”). Ma è un’indagine o un reality show?