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Bill Clinton è un vantaggio o un problema? Il guaio di avere un marito che “è come il sole”

12 Maggio 2015 alle 06:18

Bill Clinton è un vantaggio o un problema? Il guaio di avere un marito che “è come il sole”

Bill Clinton sarà questa sera ospite di David Letterman per la decima volta, l’ultimo saluto al re del “Late Show” e l’ennesimo pretesto per chiedersi: che cosa farà Bill da qui alle primarie e poi dopo, la sua presenza è un bene per sua moglie-candidata-presidente Hillary o è meglio che si faccia un po’ da parte, ché di lacrime ne abbiamo già viste troppe? Cosa farsene dei mariti è sempre un gran interrogativo, se ti salta in testa la mattina presto rischi di non riuscire a far altro che cercare risposte adeguate, nel caso dei Clinton è una domanda ricorrente che ci siamo fatti tutti, senza mai darci una risposta definitiva: se hai Bill intorno non puoi far finta di niente, è ovvio, ma come lo gestisci? Nel 2008, quelle primarie drammatiche in cui Hillary fu travolta dall’insurgency di Barack Obama, Bill fece il cane da guardia, salvo poi azzannare nei momenti meno opportuni, contribuendo alla sconfitta della famigerata “macchina clintoniana”. Ora siamo da capo, molti fanno sapere che Bill è defilato – vuol dire che non tormenta i responsabili della campagna ogni ora con telefonate e ordini – e molto concentrato sulla sua fondazione, ma i detrattori, e anche qualche fan, sospettano che sia soltanto una posa: l’obiettivo di Hillary è quello di fare tutto il possibile per evitare che il 2016 assomigli pur vagamente al 2008, e anche Bill deve adattarsi. Come dice David Axelrod, la mente dietro l’ascesa obamiana che ha appena preso una scoppola brutale facendo da consigliere all’inglese Ed Miliband (la peggior sconfitta del Labour dal 1982), “è difficile brillare quando sei seduto vicino al sole, Bill è un personaggio luminescente, può essere sminuente averlo di fianco” – tutte cose che anche Obama ha imparato sulla sua pelle, tra l’altro.

 

Il Washington Post ha messo in fila storie e aneddoti sugli ultimi mesi dell’ex presidente, in cui ricorda anche quanto sia l’uomo più popolare del Partito democratico, perché poi il punto è solo questo, sarà ingovernabile, ma non puoi chiuderlo nello sgabuzzino. La settimana scorsa, intervistato dalla Nbc, Bill ha detto che continuerà a tenere discorsi ben pagati, “qualcuno dovrà pur pagare le bollette”, ha aggiunto, scatenando reazioni prevedibili: secondo i numeri ufficiali, in dodici anni Bill ha guadagnato 105 milioni di dollari tra discorsi e presenze, “di quanti soldi ha bisogno Clinton?”, ha chiesto Amy Davidson sul New Yorker, descrivendo i conflitti di interesse più o meno palesi, tra soldi e incontri, tra Bill e la campagna di Hillary. Ma lui pare non preoccuparsene, all’ultimo incontro della Clinton Global Initiative in Marocco, salutava gli amici sauditi con colloquiali “ci vediamo stasera” e per la festa ha affittato un palazzo con 56 stanze che ospita un allevamento di cavalli famosi in tutto il paese. Molti dei convenuti sono sostenitori della famiglia, diciamo, e tutto questo parlare di soldi clintoniani, tra libri ed eventi, non fa certo bene all’immagine di Hillary. Bill però vuole continuare così, almeno fino a che qualcuno non gli dirà di fare qualcosa di diverso: par di vederlo mentre ripete che l’unico suo interesse ora è la fondazione, certo, poi se avete bisogno di aiuto chiamatemi senza problemi. Ad aprile Bill ha visto una foto scattata da una telecamera a circuito chiuso di sua moglie in giro per l’America per la campagna elettorale, assieme alla fedelissima Huma Abedin. Portavano entrambe gli occhiali da sole, e lui serafico: “Che cosa pensano di fare quelle due lì? Una rapina?”.

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