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Garante, insulti, galera

Mauro Palma pubblica uno scritto in cui dà conto, in modo documentato e critico, delle condizioni dei detenuti in regime di 41 bis. E per aver esercitato le sue funzioni viene attaccato e minacciato

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

13 Febbraio 2019 alle 06:00

carcere

Foto LaPresse

Le patrie galere erano sovente posti non commendevoli anche prima del televoto, ma la deriva del parlare perché si ha la bocca, incattivita dal clima generale, cioè usare la bocca solo per mordere e sputare, è riuscita a peggiorare anche il clima delle patrie galere. Succede che esiste un Garante nazionale per i diritti dei detenuti, istituito dopo che la sentenza europea Torreggiani aveva posto sotto gli occhi di tutti le condizioni di molti, non tutti, gli istituti carcerari italiani. Bene, anzi male, succede che il Garante dei detenuti, professor Mauro Palma, tra l’altro uno dei fondatori dell’Associazione Antigone, abbia pubblicato uno scritto in cui dà conto, in modo documentato e critico, delle condizioni dei detenuti in regime di 41 bis. E che per averlo fatto, cioè per aver esercitato le sue funzioni, sia stato coperto da insulti, e da minacce, da parte di operatori del carcere, anche attraverso gli organi informativi ufficiali di un sindacato della polizia penitenziaria. Frasi così: “Ma vaffanculo delinquente legalizzato”, “Lui dovrebbe andare al 41 ter”, “Garante di delinquenti”, “Sei un fango”, “Anche tu che li difendi dovresti essere chiuso”, “Prendete questo garante e mettetelo una settimana in mezzo a queste persone”, “Vai a lavorare come si deve”, “Pancio Villa per i delinquenti”. E a Pancio (sic) Villa dei delinquenti ci fermiamo, ma si potrebbe andare avanti. E forse non sarà colpa del televoto. Ma di una politica che considera il carcere solo come una discarica senza uscita, senz’altro sì.

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