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La sòla delle Alpi

Il sovranismo fa disastri anche sulle vette

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

25 Settembre 2018 alle 06:00

La sòla delle Alpi

Dolomiti, Marmolada. Foto Pixabay

“Tutto cominciò nel 1973 quando quelli di Canazei dissero che i confini del 1778 non andavano più bene, cancellando un accordo tra la Repubblica Veneta e l’Arcivescovado di Bressanone”. Se vi sembra una versione della Secchia rapita in salsa triveneta (e sempre sia lodato Graziadio Isaia Ascoli, inventore del Triveneto) ci siete vicini. Però è più complicata, perché quelli di Canazei stanno in Trentino, e la cima della Marmolada sta lì in mezzo, tra loro e il Veneto, e la questione non è alpinistica, è una questione di sghei. E le questioni di sghei sono le uniche serie, se non venisse da sorridere al pensiero di quanti disastri possa creare il sovranismo: ognuno montanaro a casa propria. Il prode Luca Zaia, che a noi c’è pure simpatico, è salito impavido con tutto il Consiglio regionale (ma quelli del Pd no, “noi non andiamo in gita”: poi spiegategli perché non li vota più manco un malgaro delle valli) fino a quota tremila, sulla Marmolada. A rivendicare che quella cima è veneta, e si fotta pure Pertini che nel 1982 tracciò l’invalicabile confine a favore di Trento, e così del Veneto dovranno essere anche gli introiti dei nuovi impianti del turismo. Ma il sovranismo fa disastri anche sulle vette. Gli altoatesini hanno da poco presentato un disegno di legge costituzionale per portare da loro Cortina, e figurarsi adesso, se arrivano le Olimpiadi, che gli risponderà Zaia: manderà gli alpini coi muli. E già c’è tutta la provincia di Belluno che vuole traslocare a Trento, sempre roba di sghei. E niente, intanto che Salvini lavora per rimandare a casa tutti i negher, lì sulle crode si litigano per le bandiere sulle cima. E speriamo che non nevichi, che a tremila a settembre fa già un bel freddo.

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