Salvini il ceceno

Maurizio Crippa

Con l'Italia fuori dai mondiali il capo della Lega dovrà guardare su Mediaset Kadyrov che se la spassa con Putin. Il sovranismo è una forma di gelosia 

A una settimana dal calcio d’inizio, vien quasi da rammaricarsi che la Nazionale italiana non si sia qualificata per i Mondiali di Russia. Ammetto che detto da me, felice come una pasqua per gli scampati caroselli tricolori dei clacsonisti che una volta ogni quattro anni credono di essere una nazione, può non essere credibile. Però tutto è cambiato. E sarebbe bello, oggi, veder partire una delegazione azzurra verso il nuovo Paese Amico guidata da un Salvini pronto ad abbracciare Putin e ogni babushka incontrata per la via e compiacersi per ogni buon risultato dei padroni di casa. Lui che una volta organizzava i mondiali alternativi dei popoli indipendentisti. Invece no, gli toccherà stare a guardare i trionfi geopolitici del quasi omologo Ramzan Kadyrov e di Jambulat Umarov, il Rocco Casalino di Grozny. Perché sì, la Cecenia, come dire la sezione musulmana dell’impero putiniano, è diventata la piattaforma diplomatica dei buoni rapporti con le numerose nazionali islamiche presenti alla kermesse. E addirittura l’Egitto della superstar Mohamed Salah ha deciso di andare in ritiro proprio in Cecenia, forse per contiguità di dieta del Ramadan. E forse potrà anche sgambettare nel mega stadio che Kadyrov ha costruito e intitolato al suo augusto papà, roba che il Trofeo Luigi Berlusconi era una scapoli-ammogliati del culto della personalità, al confronto. Invece niente, i sogni della nuova Italia populista erano stati vittima di un respingimento già in tempi non sospetti, regnante Gentiloni. E Salvini dovrà rosicare di non essere là, a decidere espulsioni sul campo. Guardando su Mediaset Kadyrov che se la spassa con Putin. Il sovranismo è una forma di gelosia.

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"