Il ministero dei Terùn

Maurizio Crippa

La nemesi perfetta, il contrappasso più doloroso: con Salvini al governo nasce il dicastero per il Sud. Così è finito il sogno dell’Umberto

Questa è una breve ma necessaria eulogia del Senatùr Umberto Bossi, parlandone biologicamente da vivo (lunga vita!) ma da politicamente da morto nel suo sogno quarantennale popolano e scombicchierato del Nord, di ampolle del dio Po e radici vieppiù celtiche o varesotte, poi divenuto Padania e persino, in articulo mortis, barbarie sognante. A uccidere, come nelle tragedie gotiche, il sogno di cui l’Umberto è stato personificazione e divinità in canottiera, è stato un figlio suo, ma non legittimo: uno scappato di casa di via Padova che un tempo andava in giro a cantar male dei napoletani e che adesso, pur di andare al governo per dargliele ai negher, ha accettato qualsiasi ribasso. Non soltanto Moavero Milanesi e Savona declassato alle pari opportunità europee, ma persino la pernacchia delle pernacchie, per il fu partito che della pernacchia fece la sua lingua politica, innalzandone a iosa dal Sacro Prato di Pontida: la nascita di un ministero per il Sud. Per giunta affidato a un’altra scappata di casa, ma di Lecce, il perito aziendale corrispondente in lingue estere Barbara Lezzi, più nota per un trascorso nella rimborsopoli grillina. Così è finito il sogno dell’Umberto. Una vita a parlar male dei delitti della Cassa del Mezzogiorno, per poi trovarsi con il Matteo Salvini che dà il via libera al nuovo dicastero per “mantegnì tucc i terùn” coi soldi drenati da Roma Ladrona. E se mai c’è stata una nemesi più perfetta, e un contrappasso più doloroso, non poteva che essere così: il Ministero dei Terùn.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"