Davide Astori e il calcio di rigore sbagliato di Dani Alves

Maurizio Crippa

Al difensore del Psg non è passato nemmeno per la testa il pensiero che Astori fosse una bella persona. E invece lo era

E’ passata insalutata su queste colonne di carta, ma per motivi tecnici, la morte di Davide Astori, il capitano della Fiorentina, che pure ha commosso e fatto fermare l’intero campionato in una domenica di altri drammatici scossoni. E’ passata con meno commozione, e l’avrebbe meritata, anche la notizia della morte al pari improvvisa di Enzo Lippolis, il direttore del dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza, e bravo ieri Massimo Gramellini. Meno bravo Dani Alves, calciatore del Psg, che ha preferito dire: “Nel mondo però ogni giorno muoiono di fame migliaia di bambini che non ricevono altrettanta attenzione”. O almeno questo hanno titolato i nostri media, che nella media sono sempre poco bravi. La frase di Dani Alves per intero era questa: “Non ne siamo stati perturbati più di tanto perché non lo conoscevamo molto. Sono addolorato per la sua famiglia. Penso che Davide abbia fatto quel che doveva in questo mondo caotico e che ormai sia in un mondo migliore. Nel mondo però ogni giorno muoiono di fame migliaia di bambini che non ricevono altrettanta attenzione. E sono invece altrettanto importanti. Tutti dobbiamo morire prima o poi perché siamo di passaggio. Magari siamo tristi, ma non di certo come i suoi famigliari”. Che non è, in effetti, granché meglio. Perché non gli è passato nemmeno per la testa il pensiero che Davide Astori fosse una bella persona. E invece lo era. Dire che muoiono di fame migliaia di bambini che non ricevono attenzione è persino vero, e a volte anche doveroso. Poi a volte, le parole, è come sbagliare un calcio di rigore.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"