Detesto Mel Gibson, ma salvatelo dal “perdono” dei critici

Maurizio Crippa

Tutti a fargli le bucce. Non all’uomo di cinema. Ma perché è un uomo cattivo

Se dico che Mel Gibson non mi è mai piaciuto, rischio la figura dell’uomo mediocre che invidia un divo che ha avuto in dono da Dio bellezza e occhi di ghiaccio (ho detto invidia degli occhi, non spingetevi più in là). Però non mi è mai piaciuto. Come uomo di cinema. Ha girato un paio di film strepitosi con Peter Weir, poi, da una parte e dall’altra della cinepresa, una serie di blockbuster largamente inguardabili, compreso Braveheart. Per Passion l’avrei preso a calci. Fin qui la premessa. Però ora è tornato, con un film che invero dicono bellissimo, La battaglia di Hacksaw Ridge: fede, eroismo, moralità, guerra. Lo accostano a Lettere da Iwo Jima, al Soldato Ryan. Si attendono Oscar. Bene.

 

Ci si potrebbe accontentare, no? Invece tutti, ma proprio tutti, a fargli le bucce. Non all’uomo di cinema. Ma perché è un uomo cattivo. Proprio. Sulla Stampa, Alessandra Levantesi Kezich: “L’‘infamous’ Mel Gibson con il suo talento da cineasta riesce a far (almeno temporaneamente) dimenticare gli episodi di ubriachezza, risse, esternazioni antisemite e omofobe per cui è noto”. Federico Pontiggia, il Fatto: “Mel is back. Violento, antisemita, ubriacone, è di nuovo tra noi”. Il Corriere: “La rinascita di Mel Gibson – “Errori del passato? Ho pagato”. Perché questa pretesa di pubblica penitenza? Perché questa insistita sottolineatura che il reprobo, il peccatore, il gaglioffo deve farsi perdonare? Non basta essere artista, per essere artista? Ci vuole il patentino etico? E chi lo dà, la giuria di qualità?

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"