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Il libro

Barbra Streisand vestita da uomo e con gli occhialini per studiare il Talmud

Mariarosa Mancuso

I segreti di “Yentl” nell’autobiografia “My name is Barbra” in cui la Streisand si racconta tra film, successo e amori 

Un uomo vestito da donna era comicità assicurata, quando a travestirsi erano Jack Lemmon e Tony Curtis in “A qualcuno piace caldo”. Questione di epoche: ora dobbiamo chiederci il trauma sotteso al cambio di guardaroba: buona parte delle commedie di Shakespeare così diventano tragedie. Una donna vestita da uomo al cinema è più rara. Katharine Hepburn in “Il diavolo è femmina”. Barbra Streisand in “Yentl”: un racconto di Isaac Bashevis Singer (quello del Nobel) che l’attrice volle portare sullo schermo. Da One-Woman-Show: avrebbe scritto la sceneggiatura, diretto il film e recitato nel ruolo principale. Una ragazza che si veste da maschio per frequentare la Yeshivah e studiare il Talmud.

Dalla lettura del racconto “Yentl the Yeshiva Boy” all’uscita del film (che i giurati dell’Oscar colpevolmente trascurarono) passarono 15 anni. Nel 1984 vinsero “Voglia di tenerezza”, il regista e sceneggiatore James L. Brooks, Shirley MacLaine e Jack Nicholson). Donne che soffrono, malattie e riconciliazioni famigliari, neanche Jack Nicholson riusciva a compensare la quantità di lacrime estorte allo spettatore. Tutto il contrario di “Yentl”, che Barbra Streisand cocciutamente riuscì a dirigere, e a recitare travestita da giovane studioso del Talmud. Studio vietato alle donne (sì, nella serie “Trasparent” c’era una rabbina, e un’altra ha guidato la giornata hollywoodiana contro l’antisemitismo, dopo il 7 ottobre: ma succede perlopiù a Los Angeles, oggi). Una ragazza che si veste da ragazzo e si mette gli occhialini per poter studiare i testi dell’ebraismo. Un’attrice di molto successo – già aveva recitato e cantato in “Funny Girl”, “E’ nata una stella”, “Come eravamo” – che debutta come regista, su un copione scritto da lei, e volendo anche recitare travestita da giovanotto. Racconta tutto in “My name is Barbra”. Sottotitolo: “Autobiografia esilarante e sorprendentemente sincera” (per quanto siamo riusciti a leggere finora, la promessa è mantenuta). Singer era scettico, e le offriva biscotti duri come sassi. Il fidanzato dell’epoca – Jon Peters, era in “Licorice Pizza” di Paul Thomas Anderson, recitato sopra le righe da Bradley Cooper – disse che nessuno avrebbe creduto al travestimento. Lei si presentò in casa di nero vestita, e lui stava per imbracciare il fucile contro lo sconosciuto. Finalmente qualcuno sputò la verità: “Una storia troppo ebraica”.
   

Ci voleva altro per fermare Barbra. Scritturò Mandy Patinkin per la parte di Avigdor, lo studente di cui Yentl si innamora. Poi fu la volta di Carol Kane, per sbrigarci: il terzo incomodo – e le dissero: “No, tre protagonisti ebrei non se ne parla”. Fino a quel momento evidentemente nessuno si era accorto del tema, della Yeshivah e di tutto il resto. Barbra racconta questo e altro, per mille pagine. Dice di aver mandato Mandy Patinkin nelle scuole ebraiche, e di avergli regalato volumi di Louis Ginzberg, “Le leggende degli ebrei”. Lui, che aveva equivocato, le disse: “Pensavo che io e te avremmo avuto una storia”. “Un simpatico formichiere”: lo dissero a Barbra Streisand quando aveva 19 anni, e cominciava la carriera d’attrice. Lo racconta nell’autobiografia, ricca di storielle mai raccontate in vita. Marlon Brando, per esempio: “L’uomo più affascinante, talentuoso, brillante della Terra”. La vide nel 1965 a una festa con un abito molto scollato sulla schiena, e schioccò un bacio. Chi osa?, chiese lei. Si girò e vide il suo idolo, che sussurrò: “Una schiena così deve essere baciata”. Scrive Barbra: “Il mio cuore si fermò per un momento. Sembrava di essere in un film”. Anche gli attori pensano che il cinema sia meglio della vita.
 

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