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Quant'è complicato l'universo Pixar

Toy Story 4 uscirà a giugno. A mettere in ordine tutti i film della casa cinematografica ci pensa un blogger con la sua "teoria del tutto"

5 Aprile 2019 alle 17:43

Con Toy Story 4 l'universo Pixar si è fatto complicato

Jordan Peele presta la voce a un coniglione azzurro di peluche (chi ha già visto “Noi” godrà particolarmente della notizia, gli altri la apprezzeranno dopo aver visto che razza di conigli si aggirano in quel film). Lo fa in uno spot che annuncia il prossimo “Toy Story”: ormai siamo al numero 4, diretto da Josh Cooley. Negli Stati Uniti uscirà il 20 giugno, in Italia una settimana dopo (garantisce il cinema italiano tutto, riunito sotto la sigla Moviement). Il coniglione e l’amico papero discutono sul prossimo “Toy Story” – “Ma non erano già tre?”. E cercano di fare il verso a Buzz Lightyear: “To the infinity and beyond” diventa “To the infinity and your mom”, “To insanity and a blonde”, “To immunity and respond”. Finché il cowboy Woody e il vero astronauta giocattolo intervengono per ristabilire la giusta battuta. Con scarso successo, i due “bro” di peluche non ne vogliono sapere.

    

L’universo Pixar si è fatto complicato. Per mettere ordine, nel 2013 il blogger Jon Negroni ha cominciato a elaborare una sua “teoria del tutto”. I vari film finora sfornati dalla ditta sarebbero una collezione di storie tra loro collegate (il modello, se pensiamo ai libri, è quello che sta dietro a “Olive Kitteridge” di Elizabeth Strout: il luogo è lo stesso, cambiano le epoche e i personaggi). Lo provano certi oggetti ricorrenti: la palla verdeblu, un camioncino con la scritta Pizza Planet, la roulotte. Nel 2015, dal blog è nato un libro, “The Pixar Theory”. Entertaiment Weekly lo riprende nell’ultimo numero dedicato agli Easter Egg. Sta per Uovo di Pasqua, ma anche per le citazioni e i riferimenti nascosti, tutte sorprese alla portata degli osservatori più che abili. La cronologia comincia 65 milioni di anni fa con “The Good Dinosaur”: si immagina che il meteorite non abbia colpito la terra, né estinto i dinosauri. Prosegue con “Ribelle – The Brave”, attorno al decimo secolo, poi si balza agli anni 50 e 60 con “Gli incredibili”. Gli anni 90 sono dei primi due capitoli di “Toy Story”, mentre con il terzo si balza al 2007, lo stesso anno di “Up”. Tanto che il ragazzino Andy ha una cartolina con Ellie e Carl, e sulla copertina di un giornale c’è Darla, la ragazzina con l’apparecchio ai denti vista in “Alla ricerca di Nemo” ambientato nel 2003. “Alla ricerca di Dory” è ambientato l’anno dopo, i pesci non vivono tanto a lungo (parlando di uscite al cinema, tra il primo e il secondo film passano oltre dieci anni). La saga “Toy Story” è portatrice anche di un’altra curiosità. Contiene, come altri 300 e passa film, il celebre “Wilhelm scream”, registrato negli anni 50 e ancora in grande spolvero. Buono per “Le iene” di Quentin Tarantino, per “Kung Fu Panda”, per “Star Wars” che ha cominciato a usarlo nel 1977, e ha smesso nel 2015, quando i maniaci hanno cominciato a fare le compilation su internet. Rompendo il giocattolo.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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