Papa Francesco (foto LaPresse)

Niente tabù sul sesso e basta con la chiesa che condanna sempre il mondo

Matteo Matzuzzi

"Christus vivit", l'esortazione del Papa per i giovani. La sessualità è "un dono di Dio che il Signore ci dà" e che ha due scopi: "Amarsi e generare vita. E’ una passione"

Roma. “Anche se ci sono giovani che sono contenti quando vedono una chiesa che si mostra umilmente sicura dei suoi doni e anche capace di esercitare una critica leale e fraterna, altri giovani chiedono una chiesa che ascolti di più, che non stia continuamente a condannare il mondo. Non vogliono vedere una chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra per due o tre temi che la ossessionano”. E’ l’appello cardine contenuto in Christus vivit, l’esortazione post sinodale resa pubblica martedì mattina, quattordicesimo anniversario della morte di Giovanni Paolo II, il Papa delle adunate oceaniche con i giovani, e firmata da Francesco una settimana fa a Loreto. I “due o tre temi” che la ossessionano sono quelli noti, già tante volte ribaditi nel presente pontificato e il Papa li specifica al punto 212 dell’esortazione, quando parla della “crescita”: “In alcuni luoghi accade che, dopo aver provocato nei giovani un’intensa esperienza di Dio, un incontro con Gesù che ha toccato il loro cuore, vengono loro proposti incontri di “formazione” nei quali si affrontano solo questioni dottrinali e morali: sui mali del mondo di oggi, sulla chiesa, sulla dottrina sociale, sulla castità, sul matrimonio, sul controllo delle nascite e su altri temi. Il risultato è che molti giovani si annoiano, perdono il fuoco dell’incontro con Cristo e la gioia di seguirlo, molti abbandonano il cammino e altri diventano tristi e negativi”. Sul sesso, osserva il Pontefice, “niente tabù”. La sessualità e il sesso sono “un dono di Dio che il Signore ci dà” e che ha due scopi: “Amarsi e generare vita. E’ una passione, è l’amore appassionato. Il vero amore è appassionato. L’amore fra un uomo e una donna, quando è appassionato, ti porta a dare la vita per sempre. Sempre. E a darla con il corpo e l’anima”. I giovani, si legge ancora nel documento “riconoscono che il corpo e la sessualità sono essenziali per la loro vita e per la crescita della loro identità. Tuttavia, in un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive. Per questa e per altre ragioni, la morale sessuale è spesso causa di incomprensione e di allontanamento dalla chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Nello stesso tempo, i giovani esprimono un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità”.

 

L’esigenza della chiesa è quella di essere attenta ai segni dei tempi. “Se per molti giovani Dio, la religione e la chiesa appaiono parole vuote, essi sono sensibili alla figura di Gesù, quando viene presentata in modo attraente ed efficace. Per questo bisogna che la chiesa – si legge – non sia troppo concentrata su se stessa, ma che rifletta soprattutto Gesù Cristo. Questo comporta che riconosca con umiltà che alcune cose concrete devono cambiare, e a tale scopo ha anche bisogno di raccogliere la visione e persino le critiche dei giovani”. E questo perché “un numero consistente di giovani, per le ragioni più diverse, non chiedono nulla alla chiesa perché non la ritengono significativa per la loro esistenza. Alcuni, anzi, chiedono espressamente di essere lasciati in pace, poiché sentono la sua presenza come fastidiosa e perfino irritante. Tale richiesta spesso non nasce da un disprezzo acritico e impulsivo, ma affonda le radici anche in ragioni serie e rispettabili: gli scandali sessuali ed economici; l’impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la sensibilità dei giovani; la scarsa cura nella preparazione dell’omelia e nella presentazione della Parola di Dio; il ruolo passivo assegnato ai giovani all’interno della comunità cristiana; la fatica della chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società contemporanea”.

 

Al di là delle riflessioni sull’“ambiente digitale” che caratterizza “il mondo contemporaneo” e che ha favorito “un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico”, in questa esortazione c’è molto della Evangelii gaudium, la summa del pontificato pubblicata nel novembre del 2013, anno primo del pontificato bergogliano. Se ne sente l’eco quando Francesco scrive che “una chiesa sulla difensiva, che dimentica l’umiltà, che smette di ascoltare, che non si lascia mettere in discussione, perde la giovinezza e si trasforma in un museo. Come potrà accogliere così i sogni dei giovani? Benché possieda la verità del Vangelo, questo non significa che l’abbia compresa pienamente; piuttosto, deve sempre crescere nella comprensione di questo tesoro inesauribile”. Dopotutto, la chiesa “può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo perché non ascolta più la chiamata del Signore al rischio della fede, a dare tutto senza misurare i pericoli, e torna a cercare false sicurezze mondane. Sono proprio i giovani – osserva il Papa – che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà. Essi possono portare alla chiesa la bellezza della giovinezza”.

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.