La fake intervista di Scalfari al Papa costa il posto a Odifreddi

Il matematico attacca Repubblica per la scelta di pubblicare l'articolo e non dare la notizia della smentita del Vaticano: “Ai giornalisti non importa la verità”. Il direttore Calabresi gli interrompe la collaborazione

3 Aprile 2018 alle 19:29

La fake intervista di Scalfari al Papa costa il posto a Odifreddi

Piergiorgio Odifreddi (foto LaPresse)

Roma. Fatale fu al professor Piergiorgio Odifreddi il post in cui accusava Eugenio Scalfari di diffondere “sistematicamente fake news” e Repubblica di “non mettere un freno alle fake news di Scalfari, e finga addirittura di non accorgersene, quando tutto il resto del mondo ne parla e se ne scandalizza”. L'articolo si basava sulla presunta intervista concessa dal Papa a Scalfari la scorsa settimana, poi smentita dal Vaticano con un comunicato ufficiale, senza che il quotidiano fondato da Scalfari ne abbia mai dato conto. Fatale anche perché il lungo post era ospitato sul sito di Repubblica, nel blog personale del matematico cuneese.

 

Io capisco di giornalismo meno ancora che di religione, ma la mia impressione è che in fondo ai giornali della verità non importi nulla. La maggior parte delle notizie che si stampano, o che si leggono sui siti, sono ovviamente delle fake news: non solo quelle sulla religione e sulla politica, che sono ambiti nei quali impera il detto di Nietzsche 'non ci sono fatti, solo interpretazioni', ma anche quelle sulla scienza, dove ad attrarre l’attenzione sono quasi sempre e quasi solo le bufale”, aveva scritto Odifreddi, aggiungendo: “Alla maggior parte dei giornalisti e dei giornali non interessano le verità, ma gli scoop: cioè, le notizie che facciano parlare la maggior parte degli altri giornalisti e degli altri giornali. E se una notizia falsa fa parlare più di una vera, allora serve più quella di questa. Dire che il papa crede all’esistenza dell’Inferno è ovviamente una notizia vera, ma sbattuta in prima pagina lascerebbe indifferenti la maggior parte dei giornalisti e dei giornali. Per questo Scalfari scrive, e Repubblica pubblica, che il papa non crede all’Inferno: perché altri giornalisti e altri giornali lo rimbalzino per l’intero mondo”.

 

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Odifreddi ha anche pubblicato la lettera con la quale Mario Calabresi gli comunica l'interruzione del rapporto di collaborazione: “Come ci siamo scritti ieri, non posso che prendere atto con dispiacere che un percorso comune è finito. Ciò non accade per le critiche a Scalfari, che sono lecite e fanno parte di un libero dibattito, ma per quello che hai scritto del giornale con cui collabori da anni. Il problema è che non si può collaborare con un giornale e contemporaneamente sostenere che della verità ai giornalisti non importa nulla. Che oggi serva di più pubblicare il falso del vero. Questo è inaccettabile e intollerabile, non solo per me ma per tutti quelli che lavorano qui. Facciamo il nostro lavoro con passione e con professionalità e la gratuità delle tue parole di ieri ci ha fatto male. Tu sai di aver sempre goduto della massima libertà, ma l’unica libertà che non ci si può prendere è quella di insultare o deridere la comunità con cui si lavora”.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    07 Aprile 2018 - 11:11

    Caro direttore di Repubblica, la domanda cui non ha risposto era un’altra. Sul suo giornale si pubblicano o si sono mai pubblicate notizie non vere, ovvero false? Per la prima volta nella mia vita mi sentirei di dar ragione al prof. Odifreddi, anche se usa l’insopportabile “fake news”invece dell’italiano.

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  • Grazia Plena

    07 Aprile 2018 - 10:10

    La Nazi-Comunist-Progressist censura arriva ovunque vengano messi in discussione i sacri principi dell'indottrinamento culturale allineato ed omologato. grazie Dottor Odifreddi.

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  • Beresina

    Beresina

    04 Aprile 2018 - 17:05

    Per una volta Odifrddi ha perfettamente ragione. Mesi fa alla televisione Baricco raccontava della sua esperienza di collaborazione con La Repubblica, il cui direttore (non precisato...) lo aveva incaricato di scrivere un servizio su una cometa, se non ricordo male, che doveva essere visibile da Torino una certa sera. Solo che il direttore gli aveva chiesto di recarsi ad osservare il fenomeno la sera prima di quella prevista. Alle sue obiezioni gli aveva risposto perentorio "La cometa passa quando lo decidiamo noi!". E il commento di Baricco era stato: un genio del giornalismo...

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  • gmatteuzzi

    04 Aprile 2018 - 04:04

    E' una tecnica nota. Di fronte allo svelamento del falso in prima pagina, il direttore si limita a negare l'evidenza, sapendo che il tempo cura tutti i mali. Al gruppo L'Espresso (o comunque si chiami ora) lo sanno bene: ricordate la falsa intercettazione di Crocetta? Il direttore del settimanale si sperticò a dichiarare che l'intercettazione esisteva. Peccato che nessuno l'abbia mai ascoltata o ne abbia letto la trascrizione. Il tempo è passato ed ora se ne ricordano in pochi.

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