cerca

Visto che per il Papa di Scalfari non c’è l’Inferno, si può dire (quasi) tutto

Trasudo invidia per la loro amicizia. Tanto più che in ognuna delle loro conversazioni a Francesco scappa una cosa al confine con l’eresia. Peccato che poi il Vaticano smentisca le parole attribuite dal Fondatore al Pontefice

29 Marzo 2018 alle 20:07

Visto che per il Papa di Scalfari non c’è l’Inferno, si può dire (quasi) tutto

Papa Francesco (foto LaPresse)

Dire che invidio a Scalfari la sua amicizia col Papa è dire poco, trasudo di invidia. Tanto più che in ognuna delle loro conversazioni a Francesco scappa una cosa al confine con l’eresia, il che è dottrinalmente pericoloso, presumo, ma giornalisticamente sapido. Peccato che poi il Vaticano smentisca le parole attribuite dal Fondatore al Pontefice. Ci rovina il gioco, a noi modesti chiosatori, e ci costringe a citare il Sommo Padre come il Papa di Scalfari, che non è una diminutio, ma è certamente una cosa diversa.

 

Stavolta il Papa di Scalfari ci assicura che la creazione, e il suo oggetto, il creato, sono pura “energia” emanata da Dio, e in quell’energia, opera o lavoro di Dio, le specie si evolvono, si selezionano, muoiono, si alternano e rigenerano. Mah! Già “spirito” sarebbe problematico, perché non è casuale l’insistenza dei cristiani (cattolici, protestanti, ortodossi) sulla Trinità, il luogo teologico assente nelle scritture sacre ma determinante nella dottrina cristiana, che ama definire dogmaticamente lo Spirito Santo come una ipostasi divina, in uno con il Padre e il Figlio, al fine di evitare la facile, e gnostica, spiritualizzazione del mondo materiale, il mondo cristiano dell’Incarnazione. Ma sono questioni molto complicate, di interesse quasi solo specialistico. Sta di fatto che il posto dell’energia è assunto misticamente come centrale nelle religioni orientali, nella teologia bizantina, in tutti gli autori eretici della riforma radicale del XVI secolo, nelle opere controverse dello scienziato e prete gesuita Pierre Teilhard de Chardin, ma formulato nelle parole poco pasquali del Papa di Scalfari è un campo di forze cosmiche e biologiche indefinito, parascientifico e genericamente evoluzionista. Comunque, visto che non c’è l’Inferno, né per Francesco, Dio ne guardi, né per il Francesco di Scalfari né per chi lo commenta, possiamo dire quasi tutto.

 

Quanto a Montaigne, psicologo e antropologo e autoritrattista geniale del ’500, il Papa di Scalfari, che “quasi” consiglia di leggerlo (ma perché “quasi”?), fa bene a dire che fu un precursore dell’Illuminismo. Basterebbe aggiungere che Montaigne riteneva equivalenti tutte le culture e le religioni, e che al Papa di Scalfari, preso dalla fine del mondo e autore di un bell’elogio del fervore cristiano dell’America latina, figlia del gesuitismo missionario, risponderebbe così. Dopo aver detto che “una sì nobile conquista” sarebbe stata un regalo all’umanità se fatta da Alessandro il Macedone o dai greci o dai romani, i quali avrebbero “chiamato questi popoli all’ammirazione e imitazione della virtù e avrebbero elevato insieme a loro una società fraterna e intelligente”, concluderebbe, anzi, concluse: “Al contrario, ci siamo serviti della loro ignoranza e intelligenza per piegarli più facilmente al tradimento, alla lussuria, all’avidità, e ogni sorta d’inumanità e di crudeltà, nel solco dei nostri costumi” (Essais, III, 6). L’ex sindaco di Bordeaux aveva dei dubbi consistenti sulla civilizzazione cristiana nel nuovo mondo, anche il Papa di Scalfari non è un identitario occidentalista ed è un bello stinco di relativista, e dunque dovrebbe fare i conti a fondo con questa precoce incriminazione morale della chiesa missionaria ed evangelizzatrice, che ebbe un’eccezione à la Montaigne nell’opera del vescovo Bartolomé de Las Casas, difensore dei nativi. Ma era un domenicano, non un gesuita.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    30 Marzo 2018 - 13:01

    Il “mal d’occidente” è al top. Cosicchè, il Ferrara che si prende una pausa dalla canèa della militanza No Trump e dalle contingenze “pop” della politica per sparare, invece, ad alzo zero contro “l’incriminazione morale della chiesa missionaria ed evangelizzatrice”, vale da solo il Foglio di oggi. E fa il paio con il Ferrara che qualche anno fa, non meno temerariamente, avrebbe voluto trovare “uno storico che vada alle radici dell’universalismo […] ed approdi all’impresentabile riabilitazione di imperialismo e colonialismo”: utopia? Si vedrà… Intanto, mentre il dibattito del momento pare vertere sulle ragioni di Bodeleaur (cui l’assenzio non impedì di intuire che “il maggior inganno del diavolo è convincerci che non esiste”), il nostro ti va a pescare Bartolomé de Las Casas… quello che, qualche secolo [sic!] prima della dichiarazione dei diritti dell’uomo, iniziò a parlare di “diritto delle genti” in forza della dimensione universale della dignità dell’uomo. Meditare, please…

    Report

    Rispondi

  • Beresina

    Beresina

    30 Marzo 2018 - 10:10

    Caro Ferrara, il tema della conquista e dell'evangelizzazione del nuovo mondo è tema troppo complesso per essere trattato adeguatamente in un breve articolo di giornale. Ma per favore, Lei è troppo intelligente per equiparare conquista ed evangelizzazione, che sono due cose ben diverse, come dimostra Las Casas che non è un precursore di Montaigne, il quale non aveva certo una conoscenza diretta del problema e i cui giudizi, soprattutto col paragone con una supposta conquista macedone o romana, hanno un valore pari allo zero, ad essere generosi...

    Report

    Rispondi

  • carlo schieppati

    30 Marzo 2018 - 10:10

    Scalfari mi sembra ossessionato dall'idea dell'inferno. E lo capisco. Anch'io ne ho paura. Ma il Fondatore non si faccia illusioni: dopo questa breve apparizione "life's but a walking shadow, a poor player. That struts and frets his hour upon the stage" non ci aspetta il nulla, non possiamo dire "è finita, però è stato bello". Non moriremo mai: ci aspetta la gioia eterna o la tristezza e l'angoscia e la disperazione eterna. Eterna! Non finirà mai! Lo spero per me quindi lo auguro a lui: chiami un prete e gli rassegni le sue "dimissioni". Ci vuole un piccolo strappo; è una piccola umiliazione ma solo abbassandosi l'uomo si eleva alla sua propria altezza. Tanto più che lui ha entrature in alto loco. Però basta anche un prete da poco (anche pedofilo: vale lo stesso). Buona Pasqua Eugenio!

    Report

    Rispondi

  • giantrombetta

    30 Marzo 2018 - 09:09

    Non c’e’ l’Inferno, dunque. Del Purgatorio pare si taccia, e dunque ne consegue che andremo tutti in Paradiso. Immagino che la affermazione papale renda felice per primo Eugenio Scalfari, e non solo giornalisticamente. Come ho appena confessato al caro Buttafuoco, la mia povera e devota nonna, incapace di profonde riflessioni e 'dotte citazionii, avrebbe semplicemente (e saggiamente) concluso che non c’e’ piu’ religione.

    Report

    Rispondi

Servizi