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Il Papa emerito di Repubblica che parla con lo Spirito Santo

Maurizio Crippa

Prima o poi sarebbe dovuto succedere, Prima o poi sarebbe dovuto succedere, però ora ridateci Scalfari

Prima o poi doveva capitare. In un giornale il cui Fondatore ha adottato, come fosse un profugo, Papa Francesco. Che lo ha per così dire privatizzato, ci parla come noi umani parliamo col barista. Doveva succedere. Che il direttore emerito, insomma il successore (uomo laico, sabaudo di sinistra e tutto d’un pezzo), a un certo punto alzasse la posta, per così dire teologica. La materia che gli si offriva, del resto, era ben più aggrovigliata e insieme impalpabile del sesso degli angeli: i novissimi della Sinistra: giudizio, morte (quantomeno apparente), inferno o paradiso di una parte politica che è stata, che a Repubblica ha avuto casa, ma che ora, da un pezzo, non è più.

 

E dunque, Ezio Mauro, gioca la sua carta. Scalfari fa il ventriloquo di Bergoglio? E lui chiama all’intervento direttamente lo Spirito Santo: “Ci vorrebbe uno Spirito Santo progressista – professione sconosciuta – capace di toccare le orecchie e gli occhi della sinistra italiana”. Poi, siccome il profumo del Politburo è sempre meglio di quello di sagrestia, si dilunga in una sorta di relazione congressuale sul “ruolo di spina dorsale”, su capitalismo, welfare e democrazia, sulla “occasione straordinaria”. Manca il Sol dell’avvenire, ma pazienza, alla fine torna in campo lui, il Paraclito. Ma anche lui, scrive Mauro, che evidentemente ne sa più dello Spirito Santo, “alzerebbe le mani”. Ridateci Scalfari, che almeno ci crede.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"