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Perché, caro Spadaro, la tradizione del cristianesimo non è una prigione

Un’educazione bella, liberatrice, bergogliana lascerà in bocca agli adolescenti il bel ricordo di un bravo insegnante e l’idea di una chiesa svolazzante, versatile, moderna, ma sostanzialmente inutile

11 Febbraio 2018 alle 06:00

Perché, caro Spadaro, la tradizione del cristianesimo non è una prigione

Dettaglio dei mosaici (traditio legis) del sacello di Sant'Aquilino a Milano

Oltre che un buon lettore e critico di letteratura, e altre cose, Andrea Monda è un professore di religione, razza in via di estinzione, in un liceo. Padre Antonio Spadaro S. I. è il direttore di Civiltà Cattolica e uno dei bracci armati della comunicazione di Francesco. Paolo Ruffini è il direttore della Televisione del Papa e dei vescovi italiani, che compie vent’anni. Hanno presentato a Roma un libro di Monda (“Buongiorno professore!”, edizioni elledici, 9 euro), rielaborazione di una sua fortunata trasmissione televisiva al terzo anno di storia con buon successo di pubblico alla domenica mattina (ore 9 e venti). Io c’ero, alla presentazione, in un locale spoglio e affollato contiguo alla parrocchia di San Roberto Bellarmino, e chissà che ne avrebbe pensato quel tipaccio di teologo e cardinale che si accanì contro Giordano Bruno e cercò di evitare guai troppo seri a Galileo Galilei, ma senza cedere sul punto di letteralismo biblico allora in discussione tra scienziati e teologi. Chissà. Bellarmino è sepolto nella chiesa di Sant’Ignazio in Roma, è venerato dalla Compagnia e dalla Chiesa universale sebbene smentito da Papa Giovanni Paolo II, oltre che dall’evidenza del pensiero scientifico e dall’affermarsi del libero pensiero. Un mio amico dice che non vuole andare in paradiso per non incontrare proprio lui, Bellarmino. Io invece sarei molto curioso di sentire la versione di san Roberto.  

 

Sono dell’avviso che Spadaro, Monda e Ruffini si sbaglino, con tutto il rispetto loro dovuto e ammettendo che è bello vivere in un mondo ottimistico e liberale che è il loro di cristiani diciamo così avanzati e virtuosi secondo i criteri etici del secolo invalsi ormai da parecchio tempo. Eppoi Monda è un mostro di simpatia e di buon vivere. Perché si sbaglino, lo dico con semplicità. Per loro l’insegnamento della religione è anche e sopra tutto un apprendimento del docente, oltre che del discente, la libertà soggettiva di chi viene a lezione va rispettata, citano la pedagogia di Bergoglio, quando era arcivescovo a Baires, fondata sull’idea che quelle creature anarchiche che sono i giovani non vanno addomesticate, citano don Milani, famoso per la scuola di Barbiana e per una vita liberatrice e però controversa di apostolo della disobbedienza e della lotta di classe. L’insegnamento del cristianesimo non è l’occupazione di uno spazio, è l’innesco, dicono, di un processo. E mi va anche bene, benissimo, che si usino tecniche di avanguardia o comunque trasversali e letterarie, in una mescolanza di alto e basso sintomaticamente postmoderna, mettendo tutto tra virgolette. Però quando dicono che bisogna guardarsi dal clericalismo, mi sento prete. Quando dicono che bisogna guardarsi dalla prigionia della tradizione, mi sento tradizionalista. Quando parlano del professore discente, come si fa con acume e spirito nel libro di Monda, mi sento un grande o piccolo catechista (Bellarmino elaborò due catechismi, di cui il piccolo era modellato in senso controriformista su quello di Lutero).

 

Penso che alla fine si debbano guidare gli allievi in un’ora di religione, che li si debba attrarre con i misteri e le avventure della Rivelazione, che li sovrasta tutti, discenti e docenti, e delle scritture, che gli si debba spiegare, proprio spiegare, docere, addomesticandone lo spirito anarchico originario, che cosa sono i dogmi, se possano evolvere nel tempo e in che misura, perché l’impalcatura dottrinale dei cristiani nei secoli rigurgita di errori e di verità, di orrori e di fulgide bellezze, e perché l’obbedienza è una virtù, l’esercizio dell’autorità è consustanziale a quello della libertà, e sul carattere degli umani, anche alla luce dello straordinario racconto della Genesi sul peccato originale, suggerire si debba diffidare con razionalità. Agli studenti non va proposto quel che pensano di sapere o di poter sapere con facilità e senza riserve, non vanno messi di fronte a una sfilza di domande che vengono da loro accompagnate da risposte senza titolare, la maieutica non è questa né in Socrate né in Plutarco, è un metodo non una sostanza intellettuale, devono essere ammaestrati, letteralmente, al mistero, alla curiosità intellettuale e alla gioia di pensare oltre i limiti della ragione, alle cose non viste e a quelle sperate. Una educazione bella, liberatrice, bergogliana, una formazione informale che punti al sapore facile e consentaneo col mondo della cultura corrente fa riscontro a una resa, qualcosa che lascerà in bocca agli adolescenti un bel ricordo di un bravo professore di religione, anzi bravissimo come nel caso di Monda docente e scrittore, e l’idea di una chiesa svolazzante, versatile, moderna, compatibile, ma sostanzialmente inutile e incapace di contraddirli con esperienza e sapere in ciò che non sanno e non potranno mai veramente conoscere, che è molto. 

 

Cinquanta anni fa, nel 1968, il nostro professore di storia ci disse, per trovare una sintonia con noi adolescenti creature anarchiche, che avrebbe saltato il programma dell’anno, riassumendolo nelle tre rivoluzioni, americana francese russa. Gli dissi, ma scusi, la selezione poi la facciamo noi, lei ci racconti la storia tutta. Grazie.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    11 Febbraio 2018 - 23:11

    Perfetto ateo-devoto, gran maestro di fioretto, ad infilzarli tutti alla fine, stì piviali-double face.

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    • Ftaxnn

      12 Febbraio 2018 - 13:01

      Esatto. E' così acuto, ma così tanto, che infilza la realtà, ci passa velocemente attraverso e spesso si perde nel nulla...

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    • iksamagreb@gmail.com

      iksamagreb

      12 Febbraio 2018 - 09:09

      I consacrati sono "chiamati" da Cristo ad impersonarLo perciò votati ad un cristianesimo il più integrale possibile: la "santità". L'evangelizzazione del mondo è stato un portare Cristo da pochi santi che Lo impersonavano alcuni perfino con le stimmate, persone da niente e qualcuno pure balbuziente ma giganti in santità, tanto che bastava la loro Presenza a mostrare Cristo e ad attirare e convertire popoli interi. I Consacrati, a cominciare dal Papa fino all'ultimo prete di campagna, dovrebbero secondo Cristo predicare il Vangelo duro e puro senza se e senza ma, si si e no no, e di persona, nel Nome di Cristo battezzare e benedire, scacciare i demoni, imporre le mani ai malati e guarirli. Tutto qui. Ma solo così si converte la gente e si salvano anime. Siate santi, e farete miracoli. Padre Pio convertiva al solo assistere COME si immedesimava nella Messa. Forza e coraggio, senza paura e senza perder tempo in chiacchiere inutili! La Crociata, oggi, è qui ed ora: "in-azione"!!!

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    11 Febbraio 2018 - 16:04

    Nel 68 gli adolescenti anarchici d’allora pretendevano di scegliere. Presupponendo, ovviamente, di avere e saper maneggiare gli strumenti culturali che esige lo “scegliere “ Li avevano o se li immaginavano? Faccia lei. Ma non è tanto quello il punto, allora impegno e passione e fatica erano cibi quotidiani, oggi gli attuali adolescenti anarchici si trovano non a scegliere, ma a allungare la mano tra le tante leccornie mediatiche esibite in vetrina e a prendere quella che per forma e colore, appare la più accattivante: senza curarsi minimamente di sapere di cosa e come sono fatte. Gli adolescenti anarchici d’allora intendevano cambiare il mondo, quelli di oggi intendono “godersi” il mondo. Anzi, dal quel mondo che hanno in testa, esigono sempre di più. Senza faticare più che tanto. Se alle ideologie scomparse aggiungiamo anche la tendenza ad eliminare la religione, ci attende il vuoto. Sarà riempito dai Signori delle Galassie.

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  • anna.maria.loi

    11 Febbraio 2018 - 16:04

    Io, insegnante di Religione, condivido pienamente la sua riflessione, il problema consiste proprio nell'aver trasformato la potenzialità grandiosa dello studio teologico in una merendina simpatica che attragga il maggior numero di alunni con l'obiettivo di insegnar loro un pochino di buone maniere. Ho letto il suo articolo con profonda amarezza, certo che, permanendo le condizioni attuali, l'ora di Religione nella scuola ha davvero molto poco senso.

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