Il lapsus di Casaleggio: via i fondi all'editoria per reprimere il dissenso

Massimo Bordin

Uno dei pochissimi risultati che il M5s dirà di avere raggiunto con questa legislatura sarà quello della chiusura del manifesto e di Radio Radicale

C’è un passaggio, nell’intervista a Davide Casaleggio pubblicata dal supplemento settimanale del Fatto quotidiano, che merita di essere isolato con una lente di ingrandimento. Quando parla degli obiettivi già raggiunti dal M5s, o in via di raggiungimento, Casaleggio ne elenca alcuni che evidentemente ritiene i più significativi, quelli cioè che modificano aspetti intollerabili della realtà che hanno fatto nascere il movimento. Per esempio il fatto che “i giornali erano pagati dallo stato e scrivevano quello che voleva lo stato”. Parole confuse e nel contempo rivelatrici da almeno due punti di vista. I finanziamenti sono statali ma Casaleggio confonde stato e governo che sono entità diverse in un paese democratico. Dire che un giornale scrive quello che vuole lo stato, in Italia non ha alcun senso. Diverso sarebbe se si parlasse della Corea del nord. La confusione è forse rivelatrice di una intenzione, un retro pensiero, ma mettiamo sia solo un banale lapsus. Voleva dire governo. Non torna lo stesso, perché il giornale che con il taglio dei fondi all’editoria sarà costretto alla chiusura è il Manifesto. Definire filo governativa la linea dell’ultimo quotidiano che si definisce comunista appare surreale. Lo stesso vale, nella diversità della linea editoriale, per Radio Radicale. Dunque a che pro tanta importanza per un obiettivo così limitato anche agli occhi della base pentastellata? Perché sarà una dei pochi obiettivi che comunque potranno rivendicare di aver raggiunto. Per questo, siamo al secondo aspetto significativo, è generoso ma inutile spiegargli che stanno reprimendo non il conformismo ma il dissenso. Lo sanno benissimo.

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