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“Incredibile, ci siete cascati ancora”. Parla Vittorio Feltri

Il giornalista a ruota libera sulla volgarità, lo sberleffo, i titoli pazzi e lo stato etico del grillismo

23 Gennaio 2019 alle 20:53

“Incredibile, ci siete cascati ancora”. Parla Vittorio Feltri

Foto LaPresse

Roma. “Certo che provoco. Lo faccio apposta”. E insomma, dice Vittorio Feltri, “non prendetemi troppo sul serio. Ci siete cascati ancora”. Tempeste su Twitter e su Facebook, dichiarazioni di fuoco di deputati e senatori, sottosegretari all’Editoria e vicepresidenti del Consiglio che annunciano la soppressione dei finanziamenti pubblici a Libero, aziende che cancellano contratti pubblicitari con il giornale. E tutto per quel titolo talmente paradossale che un po’ sembra Lercio e un po’ il Vernacoliere (che infatti l’ha ripreso): “C’è poco da stare allegri. Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”. Accostamento quantomeno spericolato.

     

Ti sei pentito? “Ma assolutamente no. Sono quarant’anni che sto dentro il codice dello sberleffo e della ribalderia. A me i gay stanno simpatici. Non ho nulla contro gli omosessuali. E sopratutto mi stanno simpatiche le lesbiche, che condividono i miei stessi gusti”. Adesso però, direttore, non fare Libero qui sul Foglio. “Guarda che io posso anche esagerare, ma poi ci sono una sintassi e una semantica che rispetto perché la lingua italiana – almeno io, Di Maio non so – la conosco abbastanza. Se c’è chi invece non capisce il codice dell’ironia, della provocazione, anche eccessiva e paradossale sono problemi suoi. E comunque…”. Comunque? “Comunque non me ne frega un cazzo. Sai una cosa?”. Dimmela. “Io per natura sarei sempre tentato di scrivere in modo paludato. E invece scelgo professionalmente il linguaggio colloquiale e provocatorio. Ho cominciato a lavorare nel 1962, ho sempre fatto così, ho diretto nove giornali, e direi che ho avuto qualche successo”. Dunque la volgarità. “Se è popolare sì. E ti faccio notare che ci sono giornali che sono volgari senza essere spiritosi. Direi che sono volgari con serietà. Beceri senza nemmeno una strizzatina d’occhio, che sta lì a significare: ‘Guarda che lo sto facendo apposta’”.

   

Viene in mente un vecchio titolo di Libero, direzione Belpietro: “Bastardi islamici”. Quasi un programma politico. E poi c’è la parlata fatta di “slurp”, “lecca-lecca”, “lingua”, essudati, nomignoli, pernacchie e flatulenze di Travaglio. Ti riferisci alla Verità e al Fatto, giornali consanguinei? “Con loro non ho nessuna parentela. Cerco di non fare politica, mi annoia a morte. Però il Fatto mi piace”. E perché ti piace? “Perché fa più schifo di Libero”.

    

Però Belpietro è tuo figlioccio. “Non so se è mio figlioccio. Ha lavorato con me per tanti anni. Ma io ho un altro modo di fare. Non che il mio sia migliore, anche se lo penso”. E Travaglio? “Travaglio ha una certa personalità. E ha una buona capacità di scrittura. Solo che la tira troppo per le lunghe. E dopo cinquanta righe, anche noi che leggiamo i giornali con un occhio particolarmente interessato, ne abbiamo pieni i coglioni”. Dai, basta turpiloquio. “Eh”, esclama Feltri, con l’aria scanzonata di chi non esce mai dal personaggio.

    

Poche settimane fa hai fatto questo titolo: “Comandano i terroni”. Feltri ride. “Tutti i miei migliori amici sono terroni. E nessuna persona normale si offende se usi questa parola, che peraltro è di largo consumo per le strade d’Italia. Sotto quel titolo c’era un articolo di Azzurra Barbuto che era molto garbato. Scritto da una ragazza che poi è di Reggio Calabria. E a fianco c’era un pezzo di Paolo Isotta, che è mio amico da trent’anni, e che è napoletano come tutti sanno. Ma dai! E quello volgare sarei io?”.

    

Luigi Di Maio ha detto che ti tolgono i fondi pubblici. “Fanno un decreto apposta? Vuole trasformare l’Italia nell’Iran? Lo decidono loro qual è un titolo buono e un titolo che non lo è? Non tutto quello che vorrebbero fare lo possono fare. Questi qua sono dei poveracci. Agiscono così, ma li riconosciamo. E’ una roba da stato etico. E poi chiaramente fanno gli antifascisti. Ma sai che c’è? Chissenefrega”.

Salvatore Merlo

Salvatore Merlo

Milano 1982, giornalista. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.

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  • Libertario di San Giusto

    Libertario di San Giusto

    24 Gennaio 2019 - 11:11

    Che il titolo sia una provocazione è ovvio. Piccolo particolare: è anche offensivo. Attenuante: Feltri ha 75 anni, di testa non c'è mica tanto.

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  • joepelikan

    24 Gennaio 2019 - 11:11

    Non amo Libero perché il turpiloquio, strumentale o istintivo che sia, non mi piace. Lo trovo una scorciatoia avvilente. Ma ora che è sotto tiro dei fasciopederasti mi sta molto più simpatico. Anzi, mi piacerebbe anche sapere quali sono le aziende che lo boicottano...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Gennaio 2019 - 00:12

    Provocazione, paradosso, ironia, politicamente scorretto, lemmi in sintonia. Mai ipocritamente pedagogico col puzzo sotto il naso e con l’ossessione spocchiosa del: “Ti dico io come dovrebbe essere”. Questo è Vittorio Feltri. Naturale che la genia tutta, quella dei sepolcri imbiancati, lo abbia sui cabassisi, Salvatore Merlo, il Foglio, l’ha contattato. Non è un caso che il Foglio sia stato fondato da Giuliano Ferrara. Il pendant aristocratico e più acculturato di Vittorio Feltri.

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  • giuseppek

    23 Gennaio 2019 - 23:11

    A voler credere veramente a quanto detto in questa intervista, pare a me che l'unica vera preoccupazione del direttore di Libero sia quella di voler somigliare il più possibile al personaggio delle imitazioni che Crozza propone di lui stesso in televisione. Insomma sembra che il grande comico genovese garantisca al sig. Feltri una notorietà mediatica ulteriore che questi mostra di non disprezzare. E........tante grazie al comico, così esilarante.

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    • Carletto48

      24 Gennaio 2019 - 11:11

      Ho la sensazione che Crozza quando fa l'imitazione paradossale di Feltri, compia un rito mantrico: si libera della persona politicamente correttissima che è e dà finalmente sfogo liberatorio a quelle pulsioni che 'la società civile' reprime violentemente- E lo fa in maniera sublime e se ne approfitta in quel solo spazio satirico mediatico che permette ciò.

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