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La "svista" di Zingaretti che spiega la crisi del Pd

Cancellare il “partito del leader” e ricostruire “una comunità” sembrano propositi incongruenti nel primo giorno di campagna elettorale per le primarie. Ma prendono atto del vero problema 

14 Dicembre 2018 alle 06:15

La "svista" di Zingaretti che spiega la crisi del Pd

Foto LaPresse

Nel primo giorno di campagna elettorale per le primarie, Nicola Zingaretti promette di cancellare il “partito del leader” e ricostruire “una comunità”. Suonerebbe bene se non ci fosse una palese incongruenza fra il programma e la sede politica in cui viene esposto per essere possibilmente approvato. Le primarie sono lo strumento col quale si sceglie un leader, non un gruppo dirigente che semmai sarà l’eletto a scegliere e cooptare. Quanto agli elettori, saranno anche i non iscritti a pronunciarsi, dunque l’opposto di una comunità.

  

L’incongruenza però non è una svista di Zingaretti che piuttosto prende atto, senza dirlo, del vero problema: la “comunità” rifiuta il modello di partito fondato al Lingotto. Una crisi di rigetto che lentamente sta portando il Pd all’implosione. Il sogno americano di Veltroni non ha fatto i conti con la cultura di fondo della comunità, identitaria non solo nella sua componente ex comunista, peraltro anagraficamente minoritaria. Anche il sistema elettorale non aiuta. Una vocazione maggioritaria in tempi di proporzionale è come un pesce in bicicletta. Al di là del programma, al di là delle alleanze elettoralmente inevitabili, il vero problema del Pd è squadernato da tempo. E’ difficile però prenderne atto senza smontare uno strumento inservibile. Si smonterà da solo, perdendo i pezzi.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    14 Dicembre 2018 - 19:07

    Tutto condivisibile, sintetico, chiaro. Fossi "uno che conta", avrei già suggerito di approfittare delle prox europee, che non c'entrano nulla con la situazione interna, per anteporre al dibattito sul futuro leader la prossima scadenza elettorale: vedendo quanto successo in Germania (forte ripresa dei verdi, europeisti antinazionalisti ), avrei tentato di suggerire la costruzione di un contenitore provvisorio con un nome es. verdi (un nome non riconducibile al vecchio ma contemporaneamente non conservatore, avente l'unico scopo di raccogliere le varie anime della fu sinistra e possibilmente qualcuno emigrato nel M5s o lega, per traghettare quest'area lentamente alle prossime elezioni politiche nazionali, nel frattempo ricostruendo il ricostruibile, ricompattando il ricompattabile. Non chiamandomi Massimo Bordin, so di non essere stato chiaro..

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  • giantrombetta

    14 Dicembre 2018 - 08:08

    Mai conclusione fu più attendibile: il Pd si sta smontando da solo, e perderà i pezzi. Dove andranno e cosa faranno questi pezzi dopo l’implosione e’ il vero interrogativo politico per gli osservatori della campagna congressuale nella quale l’ultimo trionfatore delle primarie ed ex presidente del Consiglio dichiara a Bruno Vespa, ovvero a milioni di telespettatori, che del congresso del partito di cui e’ stato l’ultimo segretario non intende parlare ne’ tanto meno occuparsi.

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