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Il problema immigrazione non si spiega con i numeri degli arrivi, ma con la gestione degli arrivati

Una legge voluta e votata dalla Lega e l’ultimo paradosso della percezione rispetto alla realtà

5 Settembre 2018 alle 06:00

La questione immigrazione non si spiega con i numeri degli arrivi, ma con la gestione degli arrivati

Immigrati in piazza Duca d'Aosta, Milano (foto LaPresse)

Abbiamo imparato ormai da tempo il concetto di temperatura percepita che relativizza un dato oggettivo che lo smartphone ci propone momento per momento. I nostri nonni che mettevano il termometro fuori dalla finestra si affidavano alla colonnina di mercurio e la cosa finiva lì. Siamo tecnologicamente più avanzati ma più complicati. Se questo vale per la temperatura, figuriamoci per il calcolo degli immigrati presenti sul territorio. Ci sono i censimenti, i dati dell’Inps, quelli delle ong, altro ancora ma tutto va interpretato, districando categorie diverse fra profughi, richiedenti asilo, migranti economici e clandestini che, lo dice la parola stessa, sono difficili da contare. Qui ci si affida, fatta questa lunga premessa, a un dato, di fonte neutra e affidabile, limitato nel tempo e generalizzato nell’oggetto.

 

L’Unhcr, sezione greca, ha pubblicato un prospetto relativo agli arrivi, nei primi sette mesi di quest’anno, di migranti e profughi, non divisi, in Spagna, Italia e Grecia. Nel nostro paese sono arrivati in 18.500. Negli stessi sette mesi dell’anno scorso ne erano arrivati 92.500. Agli altri due paesi è andata peggio, molto peggio. In Spagna e in Grecia il numero degli arrivi, per terra e per mare, è raddoppiato. Eppure il problema immigrazione è sentito, certo acutamente, in tutti e tre i paesi ma da noi di più. Dunque la questione non si spiega con i numeri degli arrivi, ma forse con la gestione degli arrivati che evidentemente nel nostro paese è peggiore che altrove. Il fatto che essa sia regolata da una legge voluta e votata dal partito che oggi è in testa ai sondaggi è l’ultimo paradosso della percezione rispetto alla realtà.

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Commenti all'articolo

  • joepelikan

    05 Settembre 2018 - 18:06

    Certo che siete una noia. In Svezia ci sono le no-go zone (come scrivete oggi), in Inghilterra Rotherham e i tribunali islamici, in Francia le banlieue e St. Denis, in Belgio c'è Moelenbeek e stanno facendo il partito ISLAM manovrato dalla Fratellanza Mussulmana, in Germania i turchi sono massa di manovra di Erdogan, in Olanda se parli contro l'Islam ti sparano, in Italia il tasso di incarcerazione dei nati all'estero è il quadruplo dei nati Italiani (sono l'8% della popolazione residente e il 30% dei carcerati) . Oltreoceano, dove le società sono tutte multietniche, il tasso di violenza (anche nel pacifico Canada) è tre, dieci, venti volte quello europeo. Mi sembra che la capacità di gestione del fenomeno non semplicemente migratorio, ma multiculturale e multietnico non esista in nessun posto. E quindi di cosa diamine parlate? L'unica strategia è tenere con ogni mezzo i numeri bassi.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    05 Settembre 2018 - 15:03

    Paradossale: a)il fatto che gli altri 2 paesi abbiano avuto più migranti è dovuto alla politica del Barbanera detto anche Matteo Salvini; b)che il partito, di cui allora Salvini faceva parte,sia stato fautore della Bossi-Fini sui migranti,ovvero abbia incluso la clandestinità è un fatto vero come in tutti i paesi del mondo nei quali entrano clandestinatamente,ovvero senza visto(turistico o di qualsivoglia altro titolo ovvero per disposizioni fra paesi specifici)le persone.Cosa c'entra la clandestinità con l'approntare (previa analisi sulle richieste di permanenza dei migranti) il nulla-osta per la residenza?: a suo tempo ovvero negli ultimi governi con il grosso dei migranti (500.000 negli ultimi 5-6anni)si doveva predisporre un programma di inserimento in crescendo (dalla lingua alle basi di legge) affinchè l'inizio dell'integrazione potesse essere agevolata nel proseguio di permanenza. Egregio il CARA che visitai 5 anni fa è stata una "pezza" di Alfano e non parlo oltre.

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