Perché Bruno Contrada è finito sotto la lente dei magistrati (di nuovo)

L’ex funzionario del Sisde non risulta indagato, ma la sua abitazione è stata oggetto di una perquisizione la settimana scorsa

6 Luglio 2018 alle 06:19

Il processo inifinto

Il 19 settembre del1995. Il funzionario del SISDE Bruno Contrada entra in Tribunale per assistere al processo a suo carico (foto LaPresse)

Conviene tornare sulla vicenda di Bruno Contrada perché la conferenza stampa di due giorni fa in cui l’ex funzionario del Sisde e il suo avvocato, Stefano Giordano, hanno proposto la loro interpretazione sulla perquisizione subita da Contrada una settimana fa, evidenzia un aspetto della vicenda che merita un approfondimento e attende una spiegazione. La questione sta nel fatto che Contrada non risulta indagato. L’avvocato Giordano ha naturalmente tenuto a sottolinearlo ma qui lo si scrive anche sulla base di altre fonti. Anche le intercettazioni che hanno preceduto la perquisizione, sono dunque, a rigor di logica, prive di un atto giudiziario che le giustifichi al di là della citazione, nel decreto di perquisizione, dell’indagine sull’omicidio dell’agente Nino Agostino e di sua moglie. Indagine avocata dalla procura generale palermitana e infatti il decreto è firmato dal capo dell’ufficio, Roberto Scarpinato, e dai sostituti Gozo e Di Giglio. Magistrati esperti che ritengono dunque utile monitorare di nuovo Bruno Contrada. Cosa può averli mossi? L’unico elemento di novità sull’ex dirigente del Sisde sta nella recenti motivazioni della sentenza della Corte d’assise di Caltanissetta sulla strage di Via D’Amelio, in cui si definisce irrituale la richiesta di collaborazione alle indagini sulla strage avanzata dall’allora capo della procura nissena Giovanni Tinebra all’allora dirigente del Sisde. La sentenza è stata depositata pochi giorni dopo la perquisizione che paradossalmente potrebbe però essere in qualche modo a essa collegabile dal punto di vista degli orizzonti investigativi.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    06 Luglio 2018 - 19:07

    Massimo Bordin è un antico cronachista di tutto specializzato in processi , ma come radicale non ha la malignità che aveva il magister maximus Giacinto e molti suoi compari di merende ( oggi . I piemme hanno una agenda fittissima di nomi ed ogni mattina dopo colazione la sfolgiano e leggendo con gli occhi i nomi mormorano ' oggi a chi rompiamo i coglioni?'

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  • giantrombetta

    06 Luglio 2018 - 10:10

    Mi scusi, Bordin, ma che significa “irrituale” in una sentenza? C’era un tempo in cui la magistratura si occupava di cosa fosse lecito o illecito secondo le leggi vigenti. Oggi molte sentenze paiono saggi di sociologia storica politica, non già motivazioni giuridiche di un provvedimento assunto secondo i principi ed il dettato del diritto penale. Irrituale dovrebbe significare non conforme ai riti. Quali riti sono legge di Stato?

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