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Pietro Grasso e i rosiconi

Cosa porta autorevoli protagonisti dell'antimafia "a sostenere che la cattura di Provenzano sia stata utilizzata come una ‘colossale arma di distrazione di massa’"? L'ultimo libro del presidente del Senato: verosimile, giustamente dissacrante e impietoso

30 Maggio 2017 alle 06:00

Pietro Grasso e i rosiconi

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso (foto LaPresse)

“Anche nel caso della cattura di Provenzano non sono mancate le rituali dietrologie dei soliti detrattori, per i quali è scontato che qualsiasi successo non può che essere frutto di una ‘concessione’ o di una strategia della stessa mafia. … Una teoria meccanicistica della storia applicata alla mafia, per cui, se Provenzano è in carcere, vuol dire che lui ha deciso così, perché lo Stato da solo non avrebbe mai potuto vincere. Anche in questo modo è stato creato il mito di una Cosa nostra invincibile. Non si tratta solo di un deteriore vezzo siciliano, di pessimismo gattopardesco, ma anche dell’attitudine di una certa antimafia di esaltare i propri risultati a discapito di quelli ottenuti da altri. Cos’altro può portare autorevoli protagonisti della repressione a Cosa nostra a sostenere che la cattura di Provenzano sia stata utilizzata come una ‘colossale arma di distrazione di massa’ per spostare l’attenzione dalla ‘vera lotta alla mafia’?”. Fine della lunga citazione dalla pagina 108 dell’ultimo libro, appena uscito, del presidente del Senato Pietro Grasso. Libro interessante, con più di uno spunto originale per razionalità, merce rara non solo in politica ma anche nella pubblicistica antimafia. Perfino minimalista, ed è un pregio, nella lettura del movente dei “soliti detrattori”. Pur se “autorevoli” si tratterebbe di rosiconi, termine altrimenti presidenziale, immotivatamente ambiziosi e perciò sgomitanti. Verosimile, giustamente dissacrante e impietoso. E’ difficile chiedere e probabilmente impossibile ottenere, ma sarebbe assai interessante e perfino utile che il prossimo libro fosse proprio su di loro.

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