Le ragioni di Totò Cuffaro sul No al referendum

Massimo Bordin
Sul referendum costituzionale ieri Totò Cuffaro, intervistato dal Tempo, porta una argomentazione di qualche peso a favore del No.

Sul referendum costituzionale ieri Totò Cuffaro, intervistato dal Tempo, porta una argomentazione di qualche peso a favore del No. L’intervista per la verità tocca diversi temi a cominciare dalla partecipazione dell’ex governatore siciliano al congresso del Partito Radicale che si apre domani in una sala del carcere di Rebibbia. Dunque Cuffaro non si dilunga sul tema referendario ma la sua dichiarazione di voto è significativa, pur nella sua estrema sinteticità: na riforma costituzionale deve avere larga condivisione per essere efficace, questa la tesi. Non è una considerazione inedita, tanto meno è sorprendente in un politico di scuola democristiana ma ha il pregio, almeno per l’uso propagandistico di chi la condivide, di essere comprensibile a tutti perché priva di elementi tecnici che, necessariamente semplificati, finiscono inevitabilmente per slittare nella demagogia, indebolendosi. E’ anche una argomentazione astuta perché può essere letta in più modi. Cuffaro infatti non è solo democristiano, è soprattutto siciliano. Se la condivisione non c’è stata in Parlamento, o meglio è venuta meno strada facendo, si potrebbe sempre recuperare nella indicazione di voto del centrodestra. Dichiarazioni molto nette di Brunetta e Salvini escludono però una ipotesi simile. E anche Berlusconi non sembra propenso. Almeno finora. Peraltro l’argomento di Cuffaro ha un punto debole. La riforma di De Gaulle fu tutt’altro che condivisa eppure funziona ancora. Certo in quel caso ci fu un eccesso di personalizzazione, ma il generale se lo poteva permettere.

 

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