Dino Boffo in una trasmissione televisiva

La sorpresa di trovarsi d'accordo con Dino Boffo

Maurizio Crippa
Scopro con felice sorpresa di trovarmi d’accordo con Dino Boffo, che guidò con ferrea mano di velluto i media della chiesa italiana in molte battaglie non negoziabili, ma non proprio tutte irrinunciabili.

In tempi in cui non riesco a essere d’accordo nemmeno con mons. Pompili, che fu portavoce della Cei negli anni bui delle “piazze piene e chiese vuote”, scopro con felice sorpresa di trovarmi d’accordo con Dino Boffo, che in quel tempo guidò con ferrea mano di velluto i media della chiesa italiana in molte battaglie non negoziabili, ma non proprio tutte irrinunciabili. Uomo riservato, ma che nella vita ci “mette la faccia”, era uscito vincitore da un’indecente campagna ad personam. Però immalinconito, e ancor più riservato. Ora, non so se gli ridonerà il buonumore la decisione di partecipare, nella malinconica Matera, a una “Festa per il No” in compagnia di Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi e di una pletora di politici da far malinconia.

 

Però sono d’accordo con lui, quando risponde al Corriere che il suo è “un no al semplice quesito”, mica l’arruolamento in una guerra per bande, “perché il combinato disposto di riforma e legge elettorale presenta una connotazione autoritaria e rende decisivi partiti che nella società non hanno più il ruolo di un tempo. E perché è un errore passare da un regionalismo pur velleitario a un neocentralismo”. Su una cosa però Boffo ha probabilmente torto: quando dice che, vincesse il no, “servirà un patto tra gentiluomini perché si inizi a lavorare a una riforma migliore”. In Italia, di patti tra gentiluomini non se ne vedono dai tempi del Patto Gentiloni. E’ più facile che finisca a schifìo. Ma chi siamo noi per negoziare?

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"