Sanna Marin, in conferenza stampa dopo il video della festa (Ansa)

BANDIERA BIANCA

L'unico scandalo su Sanna Marin è che non accettiamo più che chi governa si diverta

Antonio Gurrado

Per buona parte della storia occidentale le feste e un certo sfarzo erano parte integrante del potere politico, segno anche segno di buona salute della nazione. Ora invece vale il principio opposto

Di là dalla stucchevole e ottusa contrapposizione destra/sinistra – per cui le feste dei leader politici progressisti scandalizzano i conservatori e le feste dei leader politici conservatori scandalizzano i progressisti – il tanto abbaiare attorno al tempo libero di Sanna Marin è spia anche del compimento di un’evoluzione storica. Non accettiamo più che chi ci governa si diverta. Per buona parte della storia occidentale le feste e un certo sfarzo erano parte integrante del potere politico, al punto che spesso i regnanti che se ne astenevano passavano alla storia con appellativi atti a rimarcare la circostanza: che so, il Frugale, il Santo, il Noioso, il Guastafeste… L’idea sottesa era che un governante che si divertiva fosse segno di buona salute della nazione, e che il suo piacere, segno di ricchezza e di dépense, potesse ricadere a cascata sui governati.

 

Ora invale il principio opposto, insensato ma ben radicato, secondo cui fra governanti e governati il gioco sia a somma zero; se chi governa festeggia, chi è governato patisce, se il leader se la spassa, il popolo soffre e si macera. Credo sia un retaggio, duro a morire, di certi eccessi della rivoluzione francese, e ha a che fare con una visione penitenziale e quasi sacerdotale della politica, per cui chi governa deve servire il popolo facendosi carico dei suoi dolori. Se dal Medioevo o dalla prima Età Moderna si catapultasse qui uno qualsiasi degli europei che aspettavano con trepidazione le feste del sovrano per godere di regalie e benefici e avanzi, assistendo a un dibattito su Sanna Marin non ci giudicherebbe solo irragionevoli; ci troverebbe anche piuttosto arretrati.

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