I rischi delle popstar al museo

Antonio Gurrado

Ben venga l’invasione delle gallerie da parte di influencer e vip, la commistione di celebrità social e cultura alta. Il problema è un altro

Non ho nulla contro l’invasione dei musei da parte di influencer e vip, che si tratti dell’ormai famigerata visita agli Uffizi di Chiara Ferragni o di Mahmood che balla nel Museo Egizio. Ben vengano queste commistioni fra celebrità social pop e cultura alta, anzi avvisatemi non appena Sfera Ebbasta citofona al Poldi Pezzoli o una qualsiasi delle procaci instagrammer scollatissime e scosciatissime va ad allietare la Casa Museo Boschi Di Stefano. Mi preoccupa di più la ricaduta pratica su vasta scala.

  

Per esempio l’altro giorno sull’Acropoli (di Atene, lo specifico per chi è iscritto a Tik Tok) coi miei occhi ho visto una ragazza che a ogni pietrona lasciata in eredità dai secoli si fermava, si fotografava, anzi si filmava dicendo che era emozionatissima e che era tutto bellissimo. Tre passi dopo trovava una mezza colonna, allora si fermava di nuovo, si fotografava e si filmava dicendo che era emozionatissima e che era tutto bellissimo. Poco più in là trovava un buco, un cancello, un tombino e, poiché non si sa mai, ripeteva l’operazione anche lì. A farla breve ogni centimetro dell’Acropoli è entrato nelle stories con cui tentava di ergersi a influencer acculturata, e chissà quanti altri utenti di social ambiziosi come lei hanno voluto assurgere allo stesso modello nel Louvre, nel British Museum, nei Musei Vaticani, eccetera, bloccando code, ingolfando corridoi, ostruendo la vista e, nel peggiore dei casi, mettendosi a ballare.

  

Non ho nulla contro gli influencer e i vip che si fanno fotografare nei templi della cultura per convincere i loro fan che andare al museo è bello e interessante. L’importante è che poi i loro fan non ci vadano davvero.

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