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Ecco perché la democrazia italiana non funzionerà mai

Per superare i difetti del sistema il politologo Crouch propone di istituire “gruppi di cittadini scelti in base a certe caratteristiche, che si riuniscono per discutere temi di rilevanza pubblica”. Immaginate come funzionerebbe in Italia

16 Luglio 2020 alle 15:59

Ecco perché la democrazia italiana non funzionerà mai

Foto LaPresse

Il politologo inglese Colin Crouch ha un’interessante proposta per superare i difetti della democrazia grazie ad alcuni semplici accorgimenti pratici. Ad esempio – ha spiegato in un’intervista alla “Lettura” del Corriere della Sera – basterebbe istituire “gruppi di cittadini scelti in modo casuale, ma rispettando certe caratteristiche socio-demografiche, i quali si riuniscono per discutere questioni di rilevanza pubblica”. Che so, magari ascoltare due scienziati discordi su un tema biomedico con ricaduta politica, com’è stato per il coronavirus, e poi votare per la linea che appare più convincente. Semplicissimo.

 

È tuttavia evidente che Colin Crouch viene spesso in Italia ma non abbastanza: proviamo a immaginare come sarebbe composto qui un gruppo di dieci cittadini scelti in modo casuale rispettando certe caratteristiche socio-demografiche tipicamente italiane. Ci sarebbero probabilmente un percettore di reddito di cittadinanza; un ex calciatore meno famoso della propria fidanzata; la nipote di un arcivescovo; una bambina prodigio; Klaus Davi; tre analfabeti funzionali (uno dei quali romanziere esordiente); un disoccupato attualmente esperto di virologia, dopo essere stato esperto di bolle finanziarie, relazioni internazionali e massaggi tantrici; e un rappresentante del popolo delle partite Iva.

 

La riunione inizierebbe in ritardo. Poi, dopo il saluto delle massime autorità civili, religiose e militari, ci sarebbe un coffee break (d’estate, cooling break) protratto fino alla pausa pranzo. Alla ripresa dei lavori, alle sedici e trenta, si scoprirebbe che non funziona il proiettore o l’impianto di amplificazione e si rinvierebbe l’incontro al primo venerdì dispari di plenilunio in cui tutti i selezionati non avessero impegni pregressi. Nel frattempo, la magistratura sottoporrebbe il gruppo di cittadini alla tradizionale inchiesta a cazzo di cane. Ricominciato alfine l’incontro, gli scienziati enucleerebbero le proprie approfondite argomentazioni mentre i due analfabeti funzionali si mettono a sbirciare il profilo Instagram su cui la nipote dell’arcivescovo sta pubblicando un selfie con l’hashtag #gruppodiesperti #noiaaaaaa, mentre il terzo cerca qualcuno a cui sottoporre il proprio manoscritto. Il disoccupato interromperebbe di continuo per spiegare cose che non sa e, alle rimostranze degli scienziati, replicherebbe che non trova ascolto perché inviso ai poteri forti; a quel punto il rappresentante del popolo delle partite Iva protesterebbe per il solito spreco di denaro pubblico e subito il percettore di reddito di cittadinanza gli darebbe ragione. A conclusione dei lavori, la bambina prodigio commuoverebbe tutti intonando l’inno nazionale e Volare, da alcuni ritenuti la stessa canzone. A posteriori l’unico a trarre effettivo beneficio dal confronto sarebbe l’ex calciatore, il quale grazie alla visibilità strapperebbe un invito a “Ballando con le stelle” utile a pagare certi vecchi debiti da scommesse. In tutto ciò non si capirebbe bene il ruolo di Klaus Davi. 

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