La disputa teologica sulla parola "Amen" che si consuma a Modena

Un fedele e un prete si scontrano su quale sia la formula corretta da pronunciare quando si prende la comunione. Il silenzio della curia 

18 Gennaio 2018 alle 19:24

La disputa teologica sull'Amen che si consuma a Modena

Foto La Presse

C'è un prete a Bastiglia, provincia di Modena: da un anno don Mario si rifiuta di dare la comunione a un fedele perché, ogni volta che arriva davanti all'altare, non dice "Amen" ma "Così è". Don Mario ritiene che il succo della rivelazione stia nella dottrina e che non si possa lasciare che venga proposta una traduzione migliorativa lì dove il magistero di Sant'Agostino sancisce che la paroletta ebraica verrebbe impoverita se trasposta in qualsiasi altra lingua. C'è un fedele a Bastiglia, provincia di Modena: il signor Giancarlo da un anno si vede rifiutata la comunione perché, ogni volta che arriva davanti all'altare, non dice "Amen" ma "Così è". Il signor Giancarlo ritiene che il succo della rivelazione stia nell'esattezza e che la versione italiana, con quell'imperioso indicativo presente, sia più precisa nel denotare la fede in Cristo rispetto alla vacua ripetizione di una paroletta in lingua ignota.

Non sta a me decidere chi abbia ragione né ho gli strumenti per farlo, ma segnalo questa notizia fondamentale smarritasi nelle pagine interne della cronaca locale: finalmente una disputa teologica! Nella pigra Italia approssimativa e materialista! Mezzo secolo dopo l'ultimo Concilio! Se dovessi azzardare un pronostico, direi che in Paradiso ci saranno due posti in più perché don Mario e il signor Giancarlo appartengono entrambi al piccolo gregge di chi reputa il cattolicesimo una faccenda seria, e la fede un campo in cui è la forma a decidere la sostanza. Pare tuttavia che la curia non abbia dato specifiche indicazioni a don Mario né risposto alle lettere delucidatorie del signor Giancarlo; mi chiedo pertanto se a Modena, oltre a un prete e a un fedele, ci sia anche un vescovo.

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    19 Gennaio 2018 - 22:10

    Il latino è stata l'unica lingua del Cristianesimo dall'anno zero fino a cinquant'anni fa. Per diciannove secoli il latino, lingua ufficiale di Gesù, ha diffuso il Vangelo irradiandosi da Gerusalemme a tutti i cinque continenti, tradotto via via nelle lingue vive locali per renderlo più agevolmente comprensibile, però sempre facendo testo in caso di dispute e per gli approfondimenti. Da quando è stato cassato a favore delle lingue locali, di fatto il Cristianesimo ha perso il salato, ha perso la forza di lievitare, è diventata lampada sotto il moggio, opinabile, confuso, inefficace, svuotato tanto da svuotare la Chiesa. Tradotto nelle lingue locali il Credo si si è svuotato di trascendente sacralità materializzandosi in mero filantropismo. In Chiesa si mangia si beve si canta e si balla: alleluia! (Giancarlo traduca, por favor).

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  • pg.to

    19 Gennaio 2018 - 12:12

    Ho l'età per ricordarmi che da bambini ci insegnavano a terminare le preghiere con "Così sia", non "Amen"...Non saprei dire da quando è cambiata la versione (non ricordo proprio) può darsi che il parroco di Bastiglia sia troppo giovane per ricordare il catechismo di una volta...

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    • Dario

      Dario

      25 Gennaio 2018 - 13:01

      E' vero! Il suo ricordo ha risvegliato il mio. Grazie.

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