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La Brexit svela che per i ricercatori universitari Oxford vale Gravina

Giovani che sproloquiano sulle conseguenze nefaste del Leave, ma che si mascherano dietro alti ideali per restare aggrappati al proprio seggiolino

15 Novembre 2017 alle 17:08

Quei ricercatori che confondono le università di Oxford e Cambridge per CampobassoL'Europa unita non vuol dire che un luogo vale un altro

Una veduta dell'Università di Cambridge (foto LaPresse)

Ulteriore effetto collaterale dell'incombere della Brexit sono le interviste ai giovani ricercatori europei di stanza a Cambridge o a Oxford. Costoro, increduli di poter riscuotere l'interesse di testate che altrimenti avrebbero perennemente ignorato la loro attività, indossano un viso sussiegoso e pontificano su ciò che i lettori si aspettano di sentirsi dire: che la Brexit è un danno per la ricerca, che erano sbarcati in Inghilterra inseguendo il sogno di un'Europa senza confini, che in vista della chiusura dei rubinetti comunitari - pur senza sapere se e quando né cosa avverrà - stanno già cercando lavoro in altre università dell'Unione per scappare da una barca di cui si favoleggia l'affondamento ipotetico. Auguri.

 

Nessuno tuttavia nota l'altra faccia della medaglia. Cambridge e Oxford sono le università più affezionate a tradizioni secolari della specificità britannica ma, con la Brexit, stanno scoprendo di essersi riempite di ricercatori a cui queste tradizioni e queste specificità non interessano affatto: gente che si era trasferita in Inghilterra con la stessa indifferenza con cui avrebbe potuto trasferirsi a Heidelberg o a Lovanio o a Gravina perché ai suoi occhi, in un'Europa senza confini, un luogo vale l'altro. I ricercatori saranno rimasti delusi dalla Gran Bretagna dopo il referendum ma anche la Gran Bretagna non sarà entusiasta di ricercatori che, mascherandosi dietro alti ideali, dimostrano di non avere altra patria d'elezione che il proprio seggiolino.

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Commenti all'articolo

  • travis_bickle

    15 Novembre 2017 - 20:08

    Direi che e' piu vero il contrario. Oxford e Cambridge basano le loro posizioni di vertice nei celeberrimi ranking accademici proprio col colonialismo della ricerca, strappando le menti piu' brillanti dai piu' remoti luoghi natii con la lusionga del denaro ben piu' che con la suggestione del purismo accademico cosmopolita di antica tradizione. Evidente che in questo modo si portano a casa professionisti della ricerca interessati alla propria carriera molto piu' che alla continuazione delle tradizioni locali.

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  • luigi.desa

    15 Novembre 2017 - 17:05

    Bravo Gurrado ,stì bischeri europei vanno in Inghilterra e manco si accorgono che è una nazione con grandi e radicate tradizioni. I british sono imbattibili nelle cerimonie nelle quali retrodatano il tempo a quando Berta filava e nessuno si stupisce. Viva la Brexit e i bagonghi fuori dal Regno Unito. L'Inghilterra è stata feroce colonialista ma non si sa perchè quando c'è da fare una cerimonia le divise militari sembrano prese dagli armi di sua maestà la Regina.Forza Theresa.luigi de santis

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