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Richard Mason e la decadenza della lettura in Italia

Nel 2000 Einaudi introdusse al pubblico nostrano lo scrittore sudafricano. Nel 2017 della casa editrice non c'è più traccia. Dalle nostre parti emulare Henry James non conviene 

22 Settembre 2017 alle 18:21

Richard Mason e la decadenza della lettura in Italia

Lo scrittore Richard Mason (foto profilo Facebook)

Decadenza della lettura in Italia illustrata con un solo autore a caso. Nel 2000 Einaudi introdusse al pubblico nostrano Richard Mason: sudafricano, poco più che ventenne, l'anno prima aveva scritto “Anime alla deriva” da studente a Oxford ed era diventato un successo internazionale. Cinque anni dopo, quando uscì “Noi”, Mason venne pubblicato da Einaudi in anteprima mondiale. Nel 2007 poi Mason si produsse in un esercizio di bravura scrivendo un romanzo di cinquecento pagine attorno al punto di vista di un'anziana con l'Alzheimer e, nonostante il commisurato sforzo della casa editrice torinese, il pubblico italiano reagì con entusiasmo contenuto. Mason impegnò poi altri quattro anni a scrivere il primo volume di una saga ambientata fra Olanda e Sudafrica a inizio Novecento: “History of a pleasure seeker” fece acclamare al nuovo Henry James, data l'accuratezza della ricostruzione e esteriore e interiore; in Italia patì forse l'ambizione eccessiva lì dove sarebbe bastata un po' di autofiction pruriginosa e lamentosa, o forse patì la scelta di Einaudi di ripescare per la traduzione il titolo di un B movie zozzo-thriller degli anni Settanta con Barbara Bouchet, “Alla ricerca del piacere”. Le recensioni, del resto, parlarono quasi tutte di due o tre scene di erotismo a discapito della complessità dell'affresco. Fatto sta che adesso, all'uscita del secondo volume della saga, dopo altri cinque anni di lavoro e una lunga ricerca sul campo nel cuore dell'Africa più selvaggia, di Einaudi non c'è più traccia: il romanzo-evento “Il respiro della notte” è stato pubblicato dalle piccole benché commendevoli edizioni Codice, ed Einaudi è rimasta col primo volume monco del secondo perché dalle nostre parti emulare Henry James non conviene, siamo di bocca buona.

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