Quello snob svagato del principe Filippo

Antonio Gurrado

Quelle che la stampa derubricava come gaffe sono in realtà una sublime condotta aristocratica

Ne sa qualcosa lord Taylor, barone di Warwick, di chiara ascendenza giamaicana. Unico membro nero della Camera Alta britannica, durante un ricevimento a corte s'imbatté nel principe Filippo di Edimburgo, che gli domandò cerimonioso da quale luogo esotico provenisse: “Birmingham”, rispose lord Taylor. La notizia che il novantaseienne principe consorte abbandonerà gli eventi pubblici annunzia tempi di carestia per i giornalisti, i quali non hanno mai lesinato attenzioni a un membro della casa reale inusitatamente loquace e prono alle gaffe (“Voi avete le zanzare, io ho la stampa”, disse durante una visita ai Caraibi). Che si trattasse di esigere una birra da Giuliano Amato o di intimare a un fotografo “E scatta 'sta cazzo di foto”, il principe Filippo ha vissuto finora in un mondo meraviglioso: un mondo in cui si poteva dire che un'opera d'arte etiope sembrava il disegnino delle elementari o che l'Inghilterra non era classista poiché si sapeva perfino di duchi che avevano sposato donne americane. Ciò che la stampa volgare derubricava a gaffe era piuttosto un atteggiamento svagato e snob, uno sguardo gettato sul mondo in cui a ciascuno era riservata un'attenzione puntuta e irridente, non scevra di un sano pragmatismo velato di malinconia, come quando destò scandalo dicendo che anziché regnare avrebbe preferito restare in marina. Era una sublime condotta aristocratica, di giorno in giorno in maggior contrasto con l'ideale democratico della correttezza politica, dove per prevenire il minimo sospetto di differenza fra uomo e uomo si dà per assodato che ogni sottinteso sia offensivo e che ogni freddura vada proibita. Durante un ricevimento per i giornalisti in occasione del Golden Jubilee, Filippo s'imbatté nel direttore dell'Independent, quotidiano alfiere del progressismo codino: “E lei che ci fa qui?”, gli domandò. “Mi avete invitato voi”. “Ma non c'era bisogno di disturbarsi a venire”.