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I ladri d'appartamento vengono smascherati solo in tre casi su 100

Furto in casa o borseggio, avanti tutta. In Italia funziona così: ogni 100 furti in appartamento, 97 restano senza colpevole. I dati dell’Istat non lasciano spazio a dubbi, visto che le forze dell’ordine riescono a identificare e ad arrestare il ladro solo nel 2,7 per cento dei casi.

22 Aprile 2016 alle 15:18

I ladri d'appartamento vengono smascherati solo in tre casi su 100

Furto in casa o borseggio, avanti tutta. In Italia funziona così: ogni 100 furti in appartamento, 97 restano senza colpevole. I dati dell’Istat non lasciano spazio a dubbi: le forze dell’ordine riescono a identificare e ad arrestare il ladro solo nel 2,7 per cento dei casi. Va ancora peggio per i borseggi, dove il colpevole la passa liscia in 98 casi su 100. La situazione si complica, considerando che l’impunità di questi soggetti viene garantita dalla carenza di risorse disponibili nei commissariati e dall’entità delle pene previste. Chi ruba in casa, infatti, rischia almeno un anno di carcere, ma questo può accorciarsi di molto, se ci si mettono di mezzo le attenuanti generiche e il patteggiamento.

 

Così un ladro può rimanere in cella per soli 5 mesi, quando va bene, mentre negli altri casi i colpevoli sono già lontani. Magari a bordo della vostra automobile, che viene recuperata solo nell’1,3 per cento dei casi. Per dirla in altre parole, a fronte di una pena così bassa, spesso non vale la pena investire in uomini e mezzi per cercare un colpevole. Stando alle statistiche, per le rapine va meglio, ma è il caso di dichiarare un successo quel 24,1 per cento di colpevoli acciuffati dalla giustizia? I numeri in questo caso salgono solo perché la vittima subisce una violenza, quindi la gravità aumenta e con questa anche gli sforzi per identificare il rapinatore.

 

Nei mesi scorsi, il Sole 24 Ore aveva pubblicato un articolo che approfondiva la spinosa questione per mano di un consigliere della Corte d’Appello di Roma. “Se il ladro è scoperto e viene consentito l’arresto – scriveva –, in cella trascorre qualche ora, al massimo qualche giorno: il tempo di patteggiare il minimo, non più di tre o quattro mesi di reclusione, e di tornare in libertà a riprendere il proprio ‘lavoro’, dal momento che quella limitata entità di pena non viene mai espiata”. Intanto, si continua a discutere dei limiti della legittima difesa, tema che divide l'opinione pubblica e le parti politiche. E' ormai chiaro però che, dopo il rinvio di ieri del testo in commissione, la spaccatura fra Pd e Ncd rimanda ancora la possibilità di trovare una soluzione condivisa.

Cinzia Caserio

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